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Giornata di vigilia per Luciano Spalletti e la sua Roma, che dovrà affrontare l’Inter nell’anticipo di domenica sera all’Olimpico, in quello che può essere definito uno “spareggio Champions”: i giallorossi hanno un vantaggio di 5 punti, quindi l’importante sarà non perdere; i nerazzurri, con una sconfitta, sarebbero tagliati fuori dai giochi.

Niente calcoli, la vittoria è l’unica cosa che conta: “Loro giocano sempre per la posta piena, domani lo faranno ancora di più perché vogliono il terzo posto. In passato contro di loro ci sono state grandi sfide, ma adesso c’è un grande traguardo e spero che la mia squadra sia all’altezza dell’importanza del match. A noi le pressioni piacciono, siamo ambiziosi. C’è chi si accontenta del quinto posto, Thohir sembra sempre contento quando lo intervistano. Noi vogliamo difendere la nostra posizione e poi vedere che succede, la mia squadra deve sapere che queste partite e il risultato finale saranno decisivi per tutti noi”.

Un’occhiata al futuro: “Quello che devo dire al presidente lo dico a lui. Io guardo solo la Roma, certo, vedendo partite come Bayern-Juve vedo grandi giocatori e una grande mentalità, ma noi lavoriamo per migliorarci sempre. E pazienza se il calcio italiano è fuori dall’Europa e domani sera potrebbero esserci pochi italiani in campo, il mondo si apre sempre di più, bisogna essere all’altezza. Tutelare il nostro orticello? Va bene per certi versi e male per altro, ci sono italiani che giocano all’estero e fanno bene, per me bisogna sempre aprirsi“.

Non esiste un caso Totti: “Così non va bene perché si rischia di banalizzare una delle questioni più importanti della storia della Roma, devono occuparsene solo Totti e il presidente della Roma. Non ci sono statistiche sul minutaggio, è ridicolo valutare la storia della Roma così, io dico solo una cosa: che si parlino e trovino una decisione che renda felici entrambi e poi noi ne prenderemo atto. Non conta quanto eventualmente lo farò giocare, magari Totti avrà piacere a giocare anche solo un minuto il prossimo anno. Detto questo, non voglio parlarne più”.