In particolare, il decreto individua le fasce di reperibilità tra le 9 e le 13 e tra le 15 e le 18 di ciascun giorno, mantenendo così gli orari attualmente previsti per la Pubblica amministrazione e lasciando immutata la differenziazione tra il pubblico e il privato, dove le finestre sono più brevi, ricomprese tra le ore 10 e le 12 e tra le ore 17 e le 19. Solo due erano le strade percorribili: allargare gli spazi per i lavoratori del privato, come più volte proposto dal presidente dell'Inps Tito Boeri, che si era espresso per portare tutti a sette ore; oppure accorciare la reperibilità per gli statali, opzione giudicata non percorribile dalla Funzione pubblica. Palazzo Vidoni, già in occasione del parere del Consiglio di stato sul provvedimento, aveva osservato come "l'armonizzazione alla disciplina prevista per i lavoratori privati avrebbe comportato per i dipendenti pubblici una riduzione delle fasce orarie da sette ore giornaliere a sole quattro e, quindi, una minore incisività della disciplina dei controlli". Tra le principali novità del decreto c'è anche l'annunciata "cadenza sistematica e ripetitiva" dei controlli, "anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale". Insomma il medico fiscale potrà bussare due volte alla porta. Una regola contro i cosiddetti "furbetti del weekend", cioè coloro che si assentano regolarmente il lunedì.

Curava bambini malati di tumore prescrivendo cure costose e infruttuose senza essere medico. La polizia ha così denunciato a Roma una donna di 40anni con l’accusa di esercizio abusivo della professione e truffa.

L’indagine è iniziata a seguito della denuncia di una mamma di un paziente di appena due anni con un deficit immunitario. Il falso specialista aveva prescritto una medicina a base di gocce dal valore di 900 euro.

Dopo avere però scoperto che il farmaco era somministrabile solo per via endovenosa e non per via orale come indicato dal falso medico, la mamma ha deciso di indagare. E quando dalla direzione medica dell’ospedale dove la stessa aveva dichiarato di prestare servizio, ne è stato disconosciuto il nome, la donna si è rivolta alla polizia.

Analizzando i dati della Federazione dell’Ordine dei medici, la polizia ha scoperto che la donna non poteva esercitare la professione. La perquisizione effettuata nei finti studi medici della 40enne ha permesso di rinvenire e sequestrare numerosa documentazione utile alle indagini.

Tra questi una borsa da medico contenente attrezzatura sanitaria ed una serie di documenti falsificati, quali uno statino paga con intestazione dell’ospedale, e una relazione sanitaria a firma di un noto immunologo. Si continua ad indagare per risalire ad eventuali altri casi.