La vigilia dell’anniversario delle celebrazioni dei Trattati di Roma è il giorno del vertice a Palazzo Chigi tra i leader europei. Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha incontrato il premier Paolo Gentiloni e le parti sociali e al termine della riunione ha denunciato come “il divario tra i policy makers europei e la gente comune si sta allargando”.

“L’Europa si trova di fronte a differenti sfide anche nuove, da Brexit al rinascere del protezionismo, ma abbiamo una opportunità per reagire”, ha invece detto il premier Paolo Gentiloni incontrando nella biblioteca chigiana le associazioni imprenditoriali europee. “Rivendichiamo un ruolo globale per l’Europa. Per questo abbiamo bisogno anche di voi per sostenere il libero scambio, la crescita, una agenda per l’innovazione, e anche una Europa sociale”.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale la Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo, ha lanciato un allarme. “Il Parlamento Europeo, che è stato, tradizionalmente, uno degli acceleratori del processo di integrazione, è ben consapevole che alla costruzione europea mancano pezzi, che essa va completata. Diversamente l’equilibrio instabile, che la caratterizza, non potrà durare”.

Il Papa ha ricevuto nella Sala regia del Palazzo Apostolico le delegazioni di tutta Europa. Presenti 27 capi di stato e di governo. L’Europa si adoperò con fatica per far cadere il muro “eppure oggi si è persa memoria della fatica – ha detto il Pontefice -. Si è persa pure la consapevolezza del dramma di famiglie separate, della povertà e della miseria che quella divisione provocò”. Lo ha detto il Papa richiamando alla memoria dei leader europei “quell’innaturale barriera che dal Mar Baltico all’Adriatico divideva il continente”. “In un mondo che conosceva bene il dramma di muri e divisioni, era ben chiara l’importanza di lavorare per un’Europa unita e aperta”.

L’Europa deve evitare la “tentazione di ridurre gli ideali fondativi dell’Unione alle necessità produttive, economiche e finanziarie”, ha poi detto –; piuttosto deve puntare “ai valori”, mettendo al centro “l’uomo”.

Intanto, rassicurazioni sono arrivate dalla premier polacca Beata Szydlo che, prima di partire per Roma, ha dichiarato che firmerà la dichiarazione europea. Ieri la prima ministra polacca aveva minacciato di non firmare se non fossero state rispettate le quattro priorità indicate da Varsavia.

Sul futuro dell’Europa è intervenuta Angela Merkel che, in una intervista al Passauer Neue Presse, ha dichiarato che nei prossimi anni le sfide saranno due: “da un lato nei negoziati per l’uscita della Gran Bretagna, dall’altro negli sforzi per mettere in forma gli altri 27 Stati per il futuro comune”.

Immagine sito Presidenza della Repubblica