Allegri,

Poteva essere, ma non è stato. Ancora una volta. A vincere la Champions League è il Real Madrid, che si impone nella massima competizione europea per il secondo anno di fila (prima volta dall’introduzione della fase a giorni nel 1991), battendo la Juventus nella finale di Cardiff per 1-4.

>LA CRONACA DELLA GARA

Per i blancos è il 12esimo successo di sempre nella Champions League/Coppa dei Campioni: un trionfo che completa una stagione fantastica degli uomini di Zinedine Zidane, che ha riportato in casa la Real il titolo spagnolo dopo 5 anni di digiuno e vince la Coppa dalle grandi orecchie per la terza volta in 4 anni (le ultime 2 da capo-allenatore).

Nella capitale spagnola, i tifosi della merengues festeggiano un altro trionfo; a Torino e in molte piazze italiane gli avversari deridono il nei confitto mentre i tifosi si interrogano e si piangono (sportivamente parlando) per quello che poteva essere e ancora una volta non è stato: la Juventus perde la quinta finale di fila della sua storia (la settima persa in assoluto – la seconda in tre anni, come l’Atletico Madrid tra 2014 e 2016). Ancora una volta (la seconda) si infrange il sogno Triplete: ancora un triplete sfiorato, ancora contro una spagnola.

Un trionfo mancato che è un’occasione persa, quasi sicuramente l’ultimo treno per Gigi Buffon, a un passo dal completare una carriera comunque immortale ma che per la terza volta in carriera vede respinto il proprio assalto alla gloria europea. Un’occasione persa per Barzagli, Bonucci e Chiellini, custodi assieme a Buffon delle chiavi dello spogliatoio e forse anche per Dani Alves, rinato dopo l’addio al Barcellona e giunto ad un passo dalla più memorabile delle rivincite e che invece si è rivelata la più amara delle sconfitte, per il risultato e per il modo in cui è arrivato.

Un trionfo mancato, che sarebbe stata degna conclusione di un cerchio di caduta e rinascita del club bianconero, precipitata nell’incubo Calciopoli, e costretta a fine anno 2000 a una lenta risalita tecnica, sportiva, ma soprattutto economica, divenuta dirompente con la nuova gestione Agnelli, il nuovo stadio e un ciclo tecnico, avviato prima da Conte e poi da Massimiliano Allegri, che perde ancora una finale di Champions dopo quella del 2015.

Questa Juventus è destinata a dominare ancora in Italia, forte di uno strapotere tecnico, economico e oramai anche psicologico, ma in Europa deve ancora dire arrivederci alla Coppa dalle grandi orecchie. E negli occhi dei bianconeri, passando con la medaglia al collo davanti alla coppa (sfiorata ma anche stavolta impossibile da toccare), il pensiero è unanime. Poteva essere, ma non è stato. Ancora una volta.