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Si prevede una nuova settimana di passione per l’amministrazione Trump sul fronte dell’inchiesta sul cosiddetto “Russiagate“. L’ex numero uno dell’Fbi, James Comey, dovrebbe infatti smentire quanto dichiarato da Donald Trump affermando di non aver detto al presidente che non era sotto indagine dell’Fbi.

Si tratta di un’indiscrezione della Cnn che cita alcune fonti quando mancano poche ore all’attesissima audizione di Comey in Congresso. Nelle ricostruzioni fatte da Trump, Comey gli avrebbe detto tre volte che non era indagato. L’ex numero uno dell’Fbi, però, intende contestare queste dichiarazioni.

E c’è di più, perché secondo il Washington Post, il presidente Trump avrebbe chiesto al capo dell’intelligence americana, Daniel Coats, di fare pressing su James Comey affinché l’Fbi facesse un passo indietro sulle indagini su Michael Flynn e il Russiagate. Coats avrebbe inoltre riferito delle pressioni di Trump ad alcuni colleghi.

Il fatto risale al 22 marzo scorso quando il direttore dell’intelligence si trovava alla Casa Bianca con i funzionari di altre agenzie governative. Al termine dell’incontro Trump ha chiesto a tutti di lasciare la stanza ad accezione di Coats e del direttore della Cia Mike Pompeo. A quel punto il tycoon si sarebbe lamentato di Comey e dell’indagine, ma Coats decise di non intervenire.

In seguito alle prime pressioni ricevute, James Comey si rivolse al ministro della Giustizia Jeff Session dicendo di non voler restare da solo con il presidente durante un confronto. Secondo il New York Times, Comey si è rivolto a Sessions dopo il faccia a faccia con Trump nello Studio Ovale perché convinto che fosse compito del Dipartimento di Giustizia tutelare l’Fbi.

Comey non ha però rivelato a Sessions il motivo delle sue preoccupazioni dopo l’incontro con Trump. E intanto, come se non bastasse, lo stesso Sessions avrebbe maturato nel tempo l’intenzione di dimettersi a causa delle crescenti tensioni con il presidente Trump. Il presidente, dal canto suo, “sarebbe frustrato” per la decisione di Sessions di astenersi sulle indagini sul Russiagate, avendo aperto di fatto la strada alla nomina del procuratore speciale.