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Theresa May formerà un nuovo governo. Dopo l’esito del voto che vede i Tory affermarsi come prima partito nel Regno Unito, ma senza la maggioranza assoluta in Parlamento, l’incontro con la Regina Elisabetta ha portato ad un via libera per la formazione di un nuovo esecutivo. 

Il primo ministro, dopo il vertice, ha parlato ai giornalisti al numero 10 di Downing Street, anticipando (ma solo in maniera velata) la natura dell’esecutivo, che dovrebbe essere di larghe intese (probabilmente con i nordirlandesi del Dup) e che guiderà il Regno nei trattati per la Brexit: “Sarà un governo che darà certezze e guiderà il Regno fuori dai tempi difficili per l’intera nazione e attraverso i colloqui per la Brexit, che inizieranno fra 10 giorni sulla base della volontà del popolo britannico di uscire dall’Unione”.

“Questo governo – aggiunge – metterà al sicuro il Paese dopo i terribili attacchi di Manchester e Londra, combattendo l’estremismo e coloro che lo supportano, dando alla polizia i poteri di cui ha bisogno. Questo governo garantirà equità e manterrà la promessa della Brexit, senza lasciare nessuno indietro”.

“Quello di cui il paese  – conclude – ha bisogno è la certezza di un governo. Il partito conservatore è il solo che ha la possibilità di assicurare questa certezza: riusciremo a lavorare insieme agli altri nei prossimi 5 anni nell’interesse del Regno Unito. Iniziamo a lavorare”.

La May ha però ammesso in parte la sua sconfitta: “Puntavo a una maggioranza più ampia e il risultato non è stato ottenuto. Sono dispiaciuta verso i candidati non rieletti che non meritavano di perdere il seggio”. La premier ha quindi confermato il ministro degli Esteri Boris Johnson, quello dell’Interno Amber Rudd, il cancelliere Philip Hammond, il ministro della Brexit David Davis e quello della Difesa Michael Fallon.

Nel pomeriggio invece l’altro partito al centro dell’attenzione dei media, il Dup nordirlandese (10 seggi ottenuti), ha annunciato, attraverso la leader Alrene Foster, l’avvio di consultazioni con il partito conservatore: “Il primo ministro mi ha contattato in mattinata. Esploreremo e valuteremo come sarà possibile portare stabilità in questa epoca di grandi sfide. É un grande risultato per noi ma anche per il Regno Unito: rappresentiamo l’Irlanda del Nord, lottiamo per essa, ma siamo in prima linea in Parlamento e vogliamo il meglio anche per il Regno Unito.

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ULTIMORA: 13.50: È durato poco più di 20 minuti il colloquio tra la Regina e la premier May che ha lasciato Buckingham Palace.

ULTIMORA 13.30: Il premier britannico Theresa May è a Buckingham Palace per conferire con la Regina alla quale chiederà il via libera per la formazione di un nuovo Governo. La May dunque non ha avuto ripensamenti alla luce del voto e ritiene di poter essere la persona giusta per garantire stabilità al paese dopo il voto. E’ ipotizzabile un appoggio dei nordirlandesi del Dup che hanno conquistato dieci seggi.

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Rischia di rivelarsi niente di più che “una vittoria di Pirro” quella conseguita alle urne dai conservatori di Theresa May. La premier britannica ha infatti mancato la maggioranza assoluta di 326 seggi necessari per governare a Westminster. Inevitabile quindi pensare ad un nuovo Parlamento governato dalle alleanze.

Si spiegano in quest’ottica i continui colloqui tra i Tory e gli unionisti nordirlandesi del Dup per formare una coalizione di governo. Quello che però sembra ormai certo è che la May non avrebbe alcuna intenzione di dimettersi nonostante le enormi pressioni dei laburisti e di parte degli stessi conservatori. La premier andrà dalla regina a Buckingham Palace alle 12.30 locali (le 13.30 in Italia) per chiedere l’autorizzazione di formare un governo, riferisce Downing Street.

È il caso dello stesso George Osborne, esponente conservatore del “Remain”: “La ‘hard Brexit’ è finita nel cestino della spazzatura stanotte. Theresa May sarà probabilmente uno dei primi ministri con il mandato più breve della nostra storia“, ha detto l’ex cancelliere dello Scacchiere.

E adesso tutti gli osservatori puntano l’attenzione sui negoziati sulla Brexit, improvvisamente diventati molto più complicati. Tony Travers, professore della London School of Economics, sottolinea come le voci favorevoli a una “soft” Brexit siano destinate a diventare sempre più incisive.

Il Labour è pronto a formare un governo di minoranza“, ha quindi rilanciato John McDonnell, numero due del partito laburista e Cancelliere dello Scacchiere ombra. Per McDonnell sarebbe una “coalizione del caos” un eventuale accordo di governo fra i conservatori della premier Theresa May e il Dup.

Fortemente critica anche la posizione di Nicola Sturgeon, che ammette di vuole riflettere sul proprio ruolo di leader dello Scottish National party (uscito ridimensionato da queste elezioni): “Lavoreremo e collaboreremo con gli altri partiti, se possibile, per tenere i conservatori fuori dal governo. I Tories hanno causato un caos su scala industriale, addentrandosi in una stregai disastrosa, causando incertezza e mettendo in primo piano gli interessi del partito. Il primo ministro ha perso totalmente autorità e credibilità”.

Infine si segnala il “decesso politico” dell’Ukip di Nigel Farage, il partito euroscettico che ha guidato l’Uk verso la Brexit dello scorso anno. I numeri portati a casa sono infatti disastrosi: si è passati dall’11% del 2015 al 2% perdendo così l’unico seggio che aveva nel vecchio Parlamento.