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Un passo indietro annunciato, ma non privo di clamore, quello dell’amministratore delegato e co-fondatore di Uber, Travis Kalanick. La decisione di Kalanick prova arriva al culmine di una serie di scandali che ha messo a dura prova la tenuta della società di servizi di trasporto privato.

Già una settimana fa Kalanick aveva lasciato intendere la sua volontà di farsi da parte. Prima di lui avevano lasciato Emil Michael, uno dei suoi più stretti collaboratori, e il presidente Jeff Jones: “Amo Uber più di qualunque cosa al mondo e in questo difficile momento nella mia vita personale ho accettato la richiesta degli azionisti di farmi da parte”.

Così facendo Kalanick vuole permettere ad Uber “di tornare a costruire anziché essere distratta da un’altra disputa“. Uber ha fatto sapere che Kalanick resterà comunque nel board.

Da mesi Uber è in crisi, tra denunce dei dipendenti e, soprattutto, accuse di molestie sessuali, che hanno già portato a 20 licenziamenti.