Morte Riina, la Cei: “No al funerale pubblico” | Maria Falcone: “Non gioisco, ma non perdono”

di Redazione

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Morte Riina, la Cei: “No al funerale pubblico” | Maria Falcone: “Non gioisco, ma non perdono”

| venerdì 17 Novembre 2017 - 12:54

Ventisei ergastoli per decine tra omicidi e stragi che hanno insanguinato non solo la Sicilia, ma un paese intero. La morte di Totò Riina, compre prevedibile, ha alimentato reazioni e prese di posizione da parte di tutti i principali esponenti delle istituzioni e della lotta alla mafia.

Il portavoce della Cei don Ivan Maffeis ha escluso l’ipotesi di un funerale pubblico che “non è pensabile”: “Ricordo la scomunica del Papa ai mafiosi, la condanna della Chiesa italiana che su questo fenomeno ha una posizione inequivocabile. La Chiesa non si sostituisce al giudizio di Dio ma non possiamo confondere le coscienze”.

La morte di Riina “non è la fine della mafia siciliana, che resta un sistema criminale di grande pericolosità”, dice la presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi, definendo il capo di Cosa nostra “un uomo spietato”. Cordoglio viene espresso dall’ex guardasigilli Piero Fassino, che però precisa: “Restano le gravi responsabilità per gli atti compiuti”.

La sorella del giudice ucciso Giovanni Falcone, Maria, utilizza un profilo basso ma inflessibile: “Non gioisco per la sua morte, ma non posso perdonarlo. Come mi insegna la mia religione avrei potuto concedergli il perdono se si fosse pentito, ma da lui nessun segno di redenzione è mai arrivato”.

“Basta ricordare le recenti intercettazioni in cui giova della morte di Giovanni Falcone”, riferendosi alle conversazioni registrate in carcere tra Riina e un compagno di detenzione in cui il capomafia rideva ricordando di avergli fatto fare “la fine del tonno”. E chi Riina lo ha arrestato, il “Capitano Ultimo”, ovvero il colonnello Sergio De Caprio, commenta: “La questione riguarda lui, la sua famiglia e Dio. Io non ho niente da dire”.

“Tante persone gioiranno perché Riina, morendo, non potrà più parlare – dice il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore -. Scompare un’altra cassaforte dopo quella vera scomparsa dopo la sua cattura”. “La pietà di fronte alla morte di un uomo non ci fa dimenticare quanto ha commesso nella sua vita, il dolore causato e il sangue versato”, scrive il presidente del Senato Pietro Grasso su Facebook. “Porta con sè molti misteri che sarebbero stati fondamentali per trovare la verità su alleanze, trame di potere, complici interni ed esterni alla mafia, ma noi, tutto noi, non dobbiamo smettere di cercarla”.

La Bindi però ricorda che “Riina è stato il capo indiscusso e sanguinario della Cosa nostra stragista”. “Quella mafia era stata già sconfitta prima della sua morte, grazie al duro impegno delle istituzioni e al sacrificio di tanti uomini coraggiosi e giusti. Non possiamo dimenticare quella stagione drammatica, segnata dal delirio eversivo di un uomo spietato, che non si è mai pentito dei suoi crimini efferati e non ha mai collaborato con la giustizia. A noi resta il dovere di cercare le verità che per tutti questi anni Riina ha nascosto e fare piena luce sulle stragi che aveva ordinato. La fine di Riina non è la fine della mafia siciliana che resta un sistema criminale di altissima pericolosità”.

“È morto da capo di Cosa nostra – ha commentato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo uscente Franco Roberti -. Ora bisognerà vedere i riflessi che la sua scomparsa avrà su Cosa nostra per capire chi punterà a prendere il suo posto”. Con la morte di Riina, dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando, “si chiude una stagione, ma la stagione di oggi, seppur meno rumorosa e sanguinaria non è meno pericolosa. Per questo non si deve abbassare la guardia“.

 

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