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Stamattina la conferma del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina: l’arte del pizzaiolo napoletano è patrimonio dell’Unesco. Da quanto annunciato da Coldiretti la produzione di pizza genera un business di 12 miliardi di euro in Italia dove sono almeno 100 mila i lavoratori fissi nel settore, ai quali se ne aggiungono altri 50 mila nel fine settimana.

Dopo una raccolta di firme organizzata nel 2009 da Coldiretti, dall’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e dalla fondazione UniVerde e sostenuta dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, finalmente l’iscrizione dell’ “Arte dei Pizzaiuoli napoletani” nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco. Un grande traguardo che scongiura il pregiudizio di mero esercizio commerciale a favore di un ben più alto riconosimento.

 

“L’arte del pizzaiolo è un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da palcoscenico”

 

La Coldiretti ha spiegato che “il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti – conclude la Coldiretti – diventare pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale”.