Il neo presidente Nello Musumeci non si aspettava di certo che, nel giorno del tradizionale scambio di auguri con i giornalisti, si sarebbe dovuto trovare senza un assessore dallo stesso nominato. “Scelta che va rispettata”, queste le parole del governatore all’indomani delle dimissioni che poi precisa che non c’è alcuna “crisi di governo”. “Questa giunta preferisce un profilo basso”, ha poi aggiunto.

Musumeci ha elencato ai giornalisti presenti i prossimi ed immediati obiettivi. Si sta procedendo alla rotazione del personale a partire da subito e ha annunciato visite di verifica in tutte le sedi della regione, l’8 gennaio è previsto un incontro con rettori siciliani mentre il 15 Musumeci si confronterà con i 9 prefetti per una sempre più stretta collaborazione tra le istituzioni, volta anche al miglioramento della sicurezza urbana e rurale.

Il governatore si è poi soffermato sul Castello Utvegio. “Rinascerà – ha detto – e ne faremo la sede della scuola di formazione siciliana nelle varie branche”. Non poteva mancare l’argomento disabili gravi. “Stiamo facendo come ci hanno chiesto e cioè gestire direttamente le risorse”, ha detto.

Infine una promessa: “Consegneremo fra due anni una nuova regione”.

LE DIMISSIONI DI FIGUCCIA

Ieri sera Vincenzo Figuccia, posto all’assessorato all’Energia, si è dimesso dopo solo quattro settimane dal suo insediamento. L’ormai ex assessore, con un passato in Forza Italia ma in giunta in quota Udc, in un mese aveva già subito due ‘richiami’. Il primo, subito dopo la sua nomina quando aveva rilasciato una dichiarazione sul problema rifiuti che inizialmente sembrava essere distante dalla visione del neo governatore ma che dopo poche ore era stata smussata dallo stesso Musumeci che, da un lato, aveva fatto presente come certe dichiarazioni vadano ‘filtrate’, dall’altro aveva detto di lavorare in piena sintonia con il neo assessore.

Il secondo richiamo Figuccia lo aveva ricevuto dal proprio partito dopo che l’assessore aveva rilasciato dichiarazioni su Miccichè. A Figucccia non era piaciuta l’uscita del neopresidente dell’Ars, favorevole allo sfondamento del tetto sulle retribuzioni dei burocrati dell’Ars fissato a 240 mila euro. Figuccia aveva detto che “eleggere Miccichè è stato un errore”. Poco dopo la secca presa di distanza dello scudocrociato.

E ad intervenire in difesa del commissario azzurro, poi, era stato il suo vice, Francesco Scoma, che aveva sollecitato l’intervento di Musumeci. E il neogovernatore ha ribadito l’invito ai suoi “a lavorare e tacere”.

In serata la decisione di Figuccia, che negli ultimi anni si è sempre schierato con i precari e chi ha perso il lavoro, affidata ad una nota. “Oggi più che mai sento di essere un uomo libero e da tale condizione continuo a portare avanti le mie idee, rimanendo fedele al mandato degli elettori che mi hanno votato per tutelare la posizione dei cittadini, di chi soffre, di chi vive una condizione di difficoltà economica e di chi è lontano dai palazzi dorati”.