Gattuso, Milan, Mirabelli, Fassone

Si sa, cambiare in corsa non è mai facile, specie in un campionato come quello italiano. Iniziare a giugno, conoscere bene la squadra, gli uomini che la compongono e lavorare compatti facilita sicuramente il compito degli allenatori. Ma ci sono alcune eccezioni.

Le rivoluzioni

A Milano c’è un monumento vivente, Rino Gattuso. L’allenatore del Milan ha totalmente sovvertito un ambiente austero sotto la gestione Montella, rinnovando gioco e trovando la giusta chimica per rianimare un gruppo che adesso sogna anche l’accesso in Champions League.
Cambiare marcia, cambiando guida: è il caso di mister Davide Ballardini, uno che di “ingressi in corsa” se ne intende. Con una serie di risultati utili consecutivi, ha allontanato il grifone dalle zone calde della classifica.
Anche Oddo e Mazzarri, subentrati rispettivamente nelle panchine di Udinese (ai danni di Gigi Del Neri) e Torino (fuori Mihajlović), hanno trovato inizialmente terreno fertile dove seminare e raccogliere punti che adesso, da qualche giornata, sembrano non germogliare più.

Chi resta

Napoli e Juventus a parte, che continuano la volata scudetto sotto la fida gestione sia di Sarri che di Allegri, anche Lazio e Sampdoria hanno lavorato con ordine e disciplina: Inzaghi e Giampaolo, mai traballanti le loro panchine, nonostante diverse cessioni importanti nell’ultima sessione di mercato (Keita in casa Lazio,  Schick in quella blu-cerchiata) stanno disputando un campionato ben al di sopra di qualsiasi aspettative, entrambe in orbita Europa, Champions per la Lazio, Europa League per la Sampdoria.
Indiscutibile il Gasp: nonostante la sua Atalanta non stia disputando una stagione al pari con quella passata  (considerati anche gli impegni collaterali nelle coppe) Giampiero Gasperini resta fedelmente al timone della Dea.

In calo Spalletti, che dopo un inizio super con l’Inter è scemato nel girone di ritorno e per quanto riguarda l’ex allenatore nerazzurro, Stefano Pioli, non ha finora brillato in quel di Firenze.

Chi rischia

Alcuni cambi in panchina non hanno portato i risultati sperati: Zenga e Iachini, nelle panchine di Crotone e Sassuolo, hanno conquistato pochi punti da quando subentrati a Nicola e Bucchi: entrambi galleggiano nella zona retrocessione. Spal e Verona, che invece hanno dato fiducia a Semplici e Pecchia, rappresentano serie minacce per chi lotta per rimanere in A.

De Zerbi, invece, che ha dato un gioco e una fisionomia di squadra al Benevento ultimo in classifica, non è riuscito a far cambiare marcia in termini di risultati: occhio, proprio per i risultati negativi, al Chievo di Maran.
I mussi volanti sono stati risucchiati nella zona retrocessione: il gioco clivense non convince e, di conseguenza, un cambio di guardia non sarebbe poi un’idea così peregrina.