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È il simbolo di una Palermo vecchia che ogni giorno rivive nella più tipica passeggiata della città. È il simbolo di una Palermo nuova che conosce la sua storia e vive la gloriosa stagione di un meritato riscatto. È il Teatro Massimo, il gigante liberty che domina lo skyline di Palermo. E veglia, da più di un secolo, sulle gioie e sulle sciagure dei suoi abitanti.
Immortalato, ogni giorno, dai migliaia di turisti che visitano la Capitale della Cultura 2018, il gigante palermitano è approdato oggi oltreoceano. Le sue logge, i suoi saloni, la sua splendida facciata monumentale, colorano le pagine del New York Times.

Il Teatro riflette la città: sintesi di bellezza e squallore

Una delle più note testate internazionali, forse il più celebre quotidiano della storia, chiede provocatoriamente ai suoi lettori: “Dove si trova il più grande teatro d’Italia? A Venezia? A Milano?” Il NY Times non tarda a rispondere a un quesito che gonfia d’orgoglio i siciliani: “Il Teatro Massimo di Palermo è il più grande d’Italia”. E aggiunge che, in Europa, soltanto l’Opéra di Parigi e la Staatsoper di Vienna lo superano, quanto a dimensioni. Il primato del teatro non si esaurisce, tuttavia, in termini di grandezza.

Il colossale tempio della lirica palermitana – e la sua travagliatissima storia – sono la sintesi di una Palermo che ha rifiutato il titolo di capitale mondiale della Mafia. Per mostrare ai suoi lettori la rinascita della città, il NY Times si fa accompagnare da Francesco Giambrone, sovrintendente del Teatro, sulla celeberrima terrazza del monumento.
“The most amazing view”, si può leggere sulle pagine del quotidiano: la più bella veduta, cioè, della città. Eppure, questa bellezza è violata, quasi stuprata, dall’abusivismo degli anni di mafia. Proprio da quella terrazza, infatti, si possono ammirare la bellezza e lo squallore che convivono nella contraddizione dell’architettura palermitana.

A sinistra, infatti, i visitatori (e i lettori del Times) sono incantati dai tetti del centro storico, su cui svettano le monumentali cupole del Capo, della Kalsa e dell’Albergheria. A destra, invece, fanno mostra di sé i palazzoni abusivi costruiti negli anni ‘70, quando mafia e pubblica amministrazione si riconoscevano nella stessa realtà.

La storia del Massimo: da tempio della Lirica a simbolo della Mafia

Il NY Times racconta la storia del Teatro e, dunque, la storia di Palermo. Sorto come tempio lirico nella Belle Epoque, in cui la città siciliana si fregiava del titolo di capitale del liberty italiano. Chiuso nel 1974, il tetro periodo del sacco di Palermo, quando l’amministrazione mafiosa – riferisce il ­Times – non aveva alcun interesse a celebrare la cultura. Chiuso resterà per i successivi 23 anni, macchiati dal sangue dei martiri che hanno “rifatto” Palermo. Chiuso durante le guerre di Mafia, nello scenario di una città militarizzata che terrorizzava e faceva fuggire i suoi abitanti. Da tempio della lirica, il Teatro diverrà simbolo dell’abbandono e del degrado delle istituzioni. Poi, gli anni ‘90: Palermo grida vendetta, i suoi figli vogliono di nuovo vederla brillare.

Il NY Times cita la morte del giudice Falcone, di sua moglie, della sua scorta. Racconta della stanchezza di cittadini esausti, pronti a sferrare il contrattacco. Nel 1995, infatti, il Massimo riapre e i cittadini reagiscono. “Civic pride became a way to reject Mafia domination”: l’orgoglio civico diventa un modo per contrastare il dominio della Mafia.
La storia del Massimo, si diceva, riassume la storia di Palermo: la città, come il Teatro, è stata “riaperta” alla vita. Il simbolo della corruzione è diventato il simbolo della rinascita.

La rinascita di Palermo

Il plauso del NY Times si aggiunge alla celebrazione che, recentemente, i giornali internazionali hanno dedicato a Palermo. “The resurrection of Palermo”, titolava il britannico Guardian appena un anno fa. L’elezione della città a “Capitale italiana della Cultura 2018” ha infatti incrementato il flusso dei turisti, dall’Italia e dall’Estero, ha ridato nuova luce al nome di un’antica capitale, di una città per troppo tempo associata alla criminalità, agli affari di Cosa Nostra. Sorride Palermo, felicissima, perché il sangue dei suoi eroi non è stato sparso invano. Sorride come il Teatro più grande d’Italia, che ogni giorno è capace di incantare il più distratto sguardo del più abituato dei suoi abitanti.