Condannato per il rogo della Thyssenkrupp, Marco Pucci si è rivolto al presidente della Repubblica per ricevere la grazia. L’ex manager sta scontando una condanna a sei anni e tre mesi per l’incendio che, il 6 dicembre 2007 a Torino, uccise sette operai. “Ce li hanno ammazzati. Non meritano nessun perdono”, ha dichiarato Graziella Rodinò che, nel rogo della Thyssen, ha perso un figlio. La donna, ha replicato appellandosi a Mattarella: “Noi non concediamo la grazia a nessuno. E nemmeno lo deve fare il presidente”.

La Cassazione: “Ricorso inammissibile”

Nell’ottobre scorso, la Suprema Corte di Cassazione aveva respinto – giudicandolo “inammisibile” –  il ricorso straordinario di Pucci e dell’ex amministratore delegato Harald Espenhahn che contestava la pena cui erano stati condannati. Pucci ha, comunque, ottenuto la possibilità di svolgere un lavoro esterno con l’obbligo di rientro in cella entro le 18:30.  La Cassazione aveva definito “imponente” la colpa di Pucci ed Espenhahn, rei di aver sempre ritenuto più che plausibile l’incendio che poi, effettivamente, si verificò. Perfettamente coscienti delle gravi condizioni di pericolo a cui gli operai della Thyssen erano esposti, non avrebbero fatto nulla per scongiurare il tragico evento.

La replica del legale: “Diritto al perdono”

Massimo Proietti, legale di Pucci, non concorda con la Corte. “Marco ha diritto all’oblio”, dichiara ai microfoni dell’ANSA, aggiungendo: “Va perdonato per una responsabilità oggettiva e non diretta”. L’avvocato ritiene, pertanto, che la condanna scontata fino ad oggi può considerarsi più che sufficiente per un “colpevole indiretto” come sarebbe Pucci. Eppure, sarebbe piuttosto difficile convincere le famiglie delle vittime della marginalità della sua negligenza. La madre di Rosario, Graziella ha infatti proseguito, indignata: “Stiano in galera. Chiederanno perdono a Dio”.