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“Non siamo in guerra commerciale con la Cina, quella guerra è stata persa molti anni fa dalle persone stolte, o incompetenti, che hanno rappresentato gli Usa”. Con questo tweet Donald Trump mette a tacere i rumors di una possibile ‘battaglia’ a suon di dazi con la Cina, incolpando le amministrazioni precedenti. “Ora abbiamo un deficit commerciale di 500 miliardi di dollari l’anno, con un furto della proprietà intellettuale di altri 300 miliardi di dollari. Non possiamo lasciare che questo continui!”, ha concluso.

Di fatto la  guerra commerciale tra gli Usa e (più o meno) il resto del mondo è ormai nella sua fase clou. Il presidente Usa Donald Trump ha proposto dazi del 25% sulle importazioni di merci cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari. L’Ufficio per il commercio americano ha pubblicato un elenco di 1.300 prodotti, inclusi robot industriali e attrezzature per le telecomunicazioni.

Secondo l’amministrazione statunitense, Pechino si sarebbe resa colpevole della presunta violazione della proprietà intellettuale americana. Ma la misura americana può entrare in vigore soltanto dopo un periodo di valutazione pubblica il cui limite è fissato al prossimo 11 maggio.

Dazi Usa, la replica del governo cinese

Dal canto suo il ministero del Commercio cinese “condanna con forza e si oppone fermamente” ai nuovi dazi Usa proposti per colpire fino a 50 miliardi di dollari di beni importati assicurando azioni di rappresaglia di pari portata. “Prepareremo misure uguali per i prodotti americani sulla stessa scala” in linea con le normative cinesi sul commercio. Pechino propone così dazi sull’import di 106 prodotti americani, tra cui soia, auto, aerei e prodotti chimici, per un totale di 50 miliardi di dollari. La lista dei 106 beni è stata diffusa dal ministero del Commercio cinese: le sanzioni raggiungeranno il 25%. La Cina, inoltre, farà immediato ricorso al Wto contro gli Usa.

“Invece di mettere nel mirino l’export Usa commercializzato correttamente, la Cina deve cessare le pratiche scorrette che stanno danneggiando la sicurezza nazionale Usa e distorcendo i mercati globali. I sussidi della Cina e la costante sovrapproduzione sono la causa principale della crisi dell’acciaio”, aveva riferito Lindsay Walter, uno dei portavoce della presidenza.

Trump e la guerra dei dazi

Il presidente Trump, a margine di un incontro alla Casa Bianca con i presidenti dei tre paesi baltici, aveva ribadito: “Lavoreremo con la Cina, negozieremo con la Cina. Abbiamo un deficit di 500 miliardi di dollari l’anno, non è qualcosa con cui possiamo vivere. Dobbiamo fare qualcosa sul commercio con certi Paesi e ovviamente la Cina è leader in termini di deficit. Vogliamo andare d’accordo con Pechino ma dobbiamo fare qualcosa di molto concreto”.