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Mike Pompeo

Gli Stati Uniti pronti ad attaccare in Siria e a punire il regime di Assad, reo secondo la Casa Bianca di usare armi chimiche contro il suo popolo. Secondo il ‘Daily Telegraph’, l’attacco è vicino tanto che la premier britannica Theresa May avrebbe ordinato ai sottomarini di raggiungere la posizione che consenta ai loro missili Tomahawk di colpire la Siria. Questo pomeriggio la premier britannica avrà una riunione di governo, per avere il via libera all’intervento in Siria ma Donald Trump sembra fare un passo indietro: “Mai detta una data per l’attacco”.

“La Russia continua ad agire aggressivamente, spinta da anni di politica debole verso questa aggressione. Questo ora è finito”. Dura condanna da parte di Mike Pompeo negli estratti delle dichiarazioni, diffuse dalla Casa Bianca, che farà davanti alla commissione esteri del Senato per la sua conferma a segretario di Stato Usa.

Trump: “Attacco in Siria? Mai detta una data”

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump su Twittter: “Mai detto quando un attacco alla Siria avrebbe avuto luogo. Potrebbe essere molto presto o non così presto dopotutto!”. E aggiunge: “In ogni caso gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un ottimo lavoro per liberare la regione dall’Isis. Dov’è il nostro grazie America?”.

Mike Pompeo: “La Russia è un pericolo per il nostro Paese”

“La strategia per la sicurezza nazionale di Trump, giustamente, ha identificato la Russia come un pericolo per il nostro Paese. La lista delle azioni di questa amministrazione per aumentare il costo per Vladimir Putin – osserva il capo della Cia uscente – è lunga. Stiamo ricostruendo il nostro già forte esercito e rifinanziando il nostro deterrente nucleare. Abbiamo imposto sanzioni dure ed espulso più diplomatici russi e agenti segreti dagli Usa che in ogni altra epoca sin dalla guerra fredda”.

“La guerra è sempre l’ultima risorsa – ha poi precisato -. Preferisco raggiungere gli obiettivi della politica estera del presidente con una diplomazia accanita piuttosto che mandare giovani uomini e donne in guerra”. “Conosco di prima mano i dolorosi sacrifici dei nostri uomini e delle nostre donne in uniforme, quindi quando i giornalisti, molti dei quali non mi hanno mai incontrato, etichettano me o chiunque di voi come ‘falco’, ‘estremista’ o peggio, scuoto la testa”, prosegue. “Ci sono poche persone che temono la guerra più di quelli di noi che hanno servito in uniforme. E c’è una grande differenza tra una presenza militare e una guerra”, conclude.