Brittany Kaiser, ex direttrice Cambridge Analytica

Cala il sipario su Menlo Park. Ma datagate continua ad alimentare scandali. Il caso Facebook, dopo aver torchiato Zuckerberg, lascia la Silicon Valley, almeno momentaneamente, e si sposta nel cuore di Londra. L’epicentro da cui tutto sarebbe iniziato. L’affaire è, infatti, la vittoria del ‘leave‘ al referendum su Brexit. Un trionfo contestatissimo a cui Cambridge Analytica potrebbe aver contribuito.

A rivelare nuovi intrighi è una ex direttrice della società, Brittany Kaiser, che – questa mattina – ha accettato di comparire sulla televisione britannica. Ai microfoni della BBC, la Kaiser ha ammesso (di nuovo) i legami di Cambridge Analytica con l’organizzazione Leave.EU che sostenne il sì al divorzio tra Londra e Bruxelles. Ma sulla natura di tali legami è stata meno chiara.

La linea di Brittany contro Nix e contro Zuckerberg

Brittany Kaiser ha lavorato a Cambridge Analytica per 3 anni. Direttrice del settore business della società dal 2014 fino a marzo 2017. Fino, cioè, allo scoppio dello scandalo. E in questa torbida vicenda, la Kaiser non ha mai voluto avere un ruolo di secondo piano. Anzi. Ha smentito la linea di difesa del ceo di CA, Alexander Nix, la cui testa è caduta lo scorso 20 marzo. Alla vigilia delle audizioni al Congresso di Zuckerberg, ha mirato direttamente al re di Facebook, definendo il Network in blu come una ‘cleptocrazia digitale’. E, mentre Zuck saliva in Campidoglio, ha sottolineato la facilità di incorrere in violazioni data l’inesistente (sempre, a suo dire) gestione della privacy dei social. Insomma, tutte dichiarazioni al vetriolo.

Brittany torna a difendere Cambridge Analytica?

Oggi, Brittany torna all’attacco. O forse alla difesa. Infatti, parla di una “strategia molto dettagliata” che Cambridge Analytica avrebbe messo a disposizione di Leave.EU su come utilizzare i dati e il profiling psicologico degli utenti per influenzarli sulla campagna pro Brexit. Tuttavia, smentisce quanto aveva dichiarato precedentemente, quando riferiva di 6 o 7 settimane di lavoro che la sua società avrebbe svolto per manipolare i cittadini inglesi e indurli a esprimere consenso al ‘leave‘. “Cambridge Analytica non ha mai ricevuto alcun dato o preso in esame alcun modello per conto di Leave.EU”, ritratta alla BBC. Dunque i contatti tra la società e Leave.EU si sarebbero limitati a una consulenza, per cui – peraltro – nessuno avrebbe pagato.

Insomma, le dichiarazioni di oggi non contribuiscono a fare luce su un mistero che, mentre i riflettori erano puntati su Zuckerberg, si faceva sempre più fitto. L’inchiesta è già stata avviata. E, presto, la Kaiser risponderà di fronte ad una commissione di indagine. “Cambridge Analytica non ha mai svolto lavoro retribuito per Leave.EU”, dichiarava all’indomani dello scandalo. “Ho mentito”, ammetteva qualche giorno dopo, affermando di essersi sentita obbligata a insabbiare qualunque contatto dai vertici della sua società. Oggi, Brittany torna (forse) sulla posizione originaria. E non sembra preoccuparsi di risultare incoerente.