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WhatsApp de France, così Parigi sfida Zuckerberg

di Andrea Profeta

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WhatsApp de France, così Parigi sfida Zuckerberg

| giovedì 19 Aprile 2018 - 18:33
WhatsApp de France, così Parigi sfida Zuckerberg

A Westminster datagate significa Brexit. A Bruxelles, il caso Facebook è più semplicemente un caso Zuckerberg. Era solo questione di ore prima che Menlo Park volasse a Parigi. Cambridge Analytica, oggi, saluta i turisti della Ville Lumière confermando tutti i sospetti: il teatro dello scandalo è definitivamente cambiato.

A svelare i legami tra datagate e la Francia è TechCrunch, il tech magazine che, qualche settimana fa, aveva incastrato l’opzione-fantasma di Facebook. Il governo francese, secondo il blog di Arrington, avrebbe commissionato a tecnici altamente specializzati la creazione di una chat criptata che possa sostituire WhatsApp e Telegram.

La République teme per la sicurezza: la end-to-end non convince l’Eliseo

Tutto il mondo lo chiama computer. Per loro, però, è – da sempre – ordinateur. Anche il software, in Normadia, diventa logiciel. E nessuno in Provenza si sente ridicolo a usare il termine octet per chiamare il byte. Questa volta, però, non è lo sciovinismo a spingere i francesi a volere una WhatsApp di Stato.  Si tratterebbe di questioni (cruciali) di sicurezza nazionale.

Vediamo di capirci un po’ di più. Macron si dice fan di Telegram. Ma pare che, talvolta, si serva anche della più mainstream WhatsApp. O come direbbero sulla Loira, attenti a non adoperare termini stranieri, della courant dominant. Ad ogni modo, entrambe le chat sono crittografate e protette dalla tecnologia end-to-end che cripta tutte le comunicazioni. Una rassicurazione che non convince l’Eliseo, soprattuto dopo Cambridge Analytica. Forse il nazionalismo non c’entra, ma la ragione di tanto dubitare è molto semplice: WhatsApp e Telegram, infatti, hanno sede lontano dalla Francia. E non possono essere controllate da Parigi. Nel caso di WhatsApp, poi, c’è (addirittura) un’aggravante: nel 2014, l’app di messaggistica instantanea è caduta nelle mani del pericolosissimo Zuckerberg.

Le rivelazioni di Reuters: chat francese già in prova

Neppure Telegram, ad ogni modo, è messa molto meglio. Nata da un’idea dei fratelli Durov, è ormai diffusa su tutto il globo. Ma i suoi creatori, a Mosca, non sono visti di buon occhio e si trovano, attualmente, in esilio a Dubai. Poveretti. Il Cremlino non ha usato mezzi termini con i Durov, come d’abitudine del resto. Infatti, in Russia, è stato decretato il blocco completo di Telegram. Sarà per questo che l’app fa tanta simpatia a Macron?

Reuters, oggi, rivela che l’app nazionale sarebbe già in prova sugli smartphone dei vertici della République. L’agenzia di stampa britannica sostiene di avere come propria fonte il portavoce di un ministero transalpino. E se l’esperimento avrà successo, l’innominata (o forse non ancora battezzata) applicazione diventerà la chat abituale degli alti funzionari del governo. Ma ben presto potrebbe essere estesa a tutti i comuni mortali. Del resto, quanto a égalité, i francesi sono maestri da secoli.

Così Parigi sfida Zuckerberg. E le indiscrezioni sono carenti di tecnicismi. Forse perché per ‘inventare’ un vero rivale di un colosso come WhatsApp non basterà fare come col mouse. E chiamarlo souris.

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