Rosario Crocetta

L’inchiesta che in queste ore sta scuotendo i palazzi della politica e dell’imprenditoria in Sicilia, sta scoperchiando un fetido verminaio, virulento e mafioso prosperato nella deviazione più perversa del potere.

Un potere  esercitato  con la certezza  dell’impunità eterna e con la garanzia di una rete fitta ed autoportante di sodale collusione e reciproci  ricatti.

Il contesto che si sta delineando attraverso l’azione della Procura di Caltanissetta e che riguarderebbe l’ex responsabile Legalità di Confindustria Antonello Montante, finito ai domiciliari insieme a cinque alti esponenti delle forze dell’ordine e dei Servizi con l’accusa di concorso in associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, è della peggiore specie.

Nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta spuntano i nomi di Giuseppe Catanzaro, amico e successore di Montante alla guida di Sicindustria, l’ex presidente della Regione Crocetta, i suoi assessori Linda Vancheri e Mariella Lo Bello (vice presidente della Regione Sicilia), l’ex presidente dell’Irsap Mariagrazia Brandara.

Personaggi che hanno inteso, su una scia antica e favorevole, prendersi gioco di tutti i siciliani onesti, agghindandosi col vestitino pulito della domenica, tutti insieme paladini dell’antimafia di comodo.

Personaggi che avrebbero operato nel totale disprezzo della legalità, ma che a questa si sono aggrappati per giustificare il loro malaffare, riuscendo tuttavia in un programma diabolico: mettere una regione in ginocchio, paralizzandone la vita economica e sociale e azzerandone qualunque possibilità di riscatto.

Se quanto saputo fino ad oggi dovesse essere confermato dalle indagini  tutt’ora in corso, risulterà l’esistenza di una cupola terrificante ed asfissiante costituita dai personaggi ricoprenti  proprio  i massimi ruoli di responsabilità e prestigio nella vita economica, politica e sociale della intera Isola.

Se tutto ciò risultasse confermato, saremo in presenza di anni di strapotere corrotto e puzzolente, esercitato  alla luce di  brillanti carriere mafiose raggiunte attraverso la professione  dell’antimafia  con remunerazioni stellari e privilegi regali . E  nel pieno dispregio  di chi,  lottando veramente  contro la mafia, non ha fatto carriera né ha goduto privilegi ma ha perso la vita: Scaglione, Chinnici, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, l’elenco è lunghissimo. E ancora le decine e decine di tutti quei  ragazzi, che, di quegli uomini onesti, orgogliosamente scortavano la vita e sono tutti morti ammazzati.  

Un plauso ai magistrati che per anni hanno indagato senza mai mollare la presa e  – probabilmente visti i soggetti – senza alcun timore.

Siamo colpiti da quanto sta emergendo in questi ultimi giorni: se questo verminaio putrido fosse confermato, ci ferirebbe profondamente perché i siciliani onesti siamo cinque milioni e tutti, a causa dei corrotti e dei corruttori,   paghiamo un caro prezzo altissimo.

Cinque milioni di persone che ogni mattina si fanno il segno della croce: i più fortunati vanno a lavorare, gli altri due milioni e mezzo vanno a mangiare alla Caritas ed i figli salutano le famiglie per trovare dignità all’estero.

E siamo le prime vittime, ignare ed impotenti degli oscuri sistemi che quotidianamente distruggono le nostre vite, quelle dei nostri figli e il futuro di tutti.

Aspettiamo fiduciosi il corso dell’inchiesta e l’accertamento delle responsabilità di tutti i personaggi coinvolti in questa vicenda.

Maria Pia Ferlazzo – Direttore Sì24