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Palermo, la “Natività” di Caravaggio fu venduta dai boss

di Veronica Mandalà

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Palermo, la “Natività” di Caravaggio fu venduta dai boss

| giovedì 31 Maggio 2018 - 17:38
Palermo, la “Natività” di Caravaggio fu venduta dai boss

Considerata dall’Fbi una delle 10 opere rubate più importanti al mondo, la “Natività” di Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, non venne distrutta né tanto meno seppellita insiema ai tesori del boss Gaetano Alberti. Lo rivela la relazione della Commissione antimafia presentata da Rosy Bindi nel corso di un convegno che si è svolto il 30 maggio presso l’Oratorio di San Lorenzo di Palermo. Secondo la relazione il dipinto esiste ed è ancora conservato in Svizzera.

È stato Gaetano Grado, un collaboratore di giustizia, a rivelare la novità: il capolavoro di Caravaggio sarebbe stato venduto a un mercante d’arte da Gaetano Badalamenti, boss di Cosa Nostra, che ordinò tra gli altri l’omicidio di Peppino Impastato.

“Pertanto, a livello internazionale occorrerà una forte cooperazione giudiziaria e intergovernativa per seguirne le tracce e arrivare un giorno a ritrovarla e restituirla alla città di Palermo, alla Nazione e al mondo della cultura”, ha spiegato Rosy Bindi.

Il focus della relazione

Il capolavoro di Caravaggio è stato portato via dall’oratorio di San Lorenzo, a Palermo, nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969. Secondo l’Antimafia si troverebbe all’estero, probabilmente in Svizzera, dove è stato trasportato da un mercante e successivamente rivenduta sul mercato clandestino dell’arte. Perdipiù, il dipinto sarebbe stato spezzettato in più parti, al fine di ottenerne il massimo profitto.

Secondo la Commissione antimafia, all’inizio Cosa Nostra avrebbe avuto un ruolo marginale nella vicenda “Natività” di Caravaggio ma, considerata l’importanza del quadro, sarebbe subentrata nelle fasi preliminari del furto. Pertanto fu consegnata prima a Stefano Bontade e poi a Badalamenti, che ne curò il trasferimento all’estero.

I risultati dell’indagine dell’Antimafia sono stati trasmessi alla Procura di Palermo perché “la magistratura competente possa sviluppare la pista investigativa che porta alla mafia“.

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