Caso Ream, chiuse le indagini: l’Appendino rischia il processo

di Redazione

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Caso Ream, chiuse le indagini: l’Appendino rischia il processo

| martedì 05 Giugno 2018 - 19:18
Caso Ream, chiuse le indagini: l’Appendino rischia il processo

Avviso di garanzia per Chiara Appendino nell’ambito della vicenda ‘Ream’, relativa ai conti del comune di Torino. Dopo aver chiuso le indagini, la Procura del capoluogo piemontese ha manifestato, attraverso una notifica inviata alla sindaca, l’intenzione di chiedere il rinvio a giudizio.

Fra i destinatari dell’avviso di chiusura indagini spiccano l’assessore al bilancio, Sergio Rolando, e l’ex capo di gabinetto della sindaca, Paolo Giordana.

Il caso ‘Ream’

La vicenda nasce dalla mancata inclusione, all’interno del bilancio 2016, di un debito di 5 milioni di euro verso la società Ream. Di fatto, le difese hanno sottolineato la correttezza delle proprie azioni: nelle scorse settimane avevano consegnato ai magistrati una pronuncia della Corte dei Conti che, a loro avviso, sosteneva la tesi dell’amministrazione.

Caso Ream, le reazioni

Luigi Chiappero e Luigi Guliano, che assistono Chiara Appendino, hanno dichiarato: “Quello che colpisce da una prima lettura del provvedimento è che la stessa Procura sembra riconoscere che l’unica finalità perseguita dagli amministratori sarebbe stata quella di favorire il Comune di Torino”. Dal capo d’accusa formulato dai pubblici ministeri, secondo sottolineano i due avvocati, “è scomparso ogni riferimento all’induzione in errore posta in essere nei confronti di giunta e Consiglio comunale”.

In merito all’imputazione sulla restituzione della caparra introitata nel 2012 dal Comune di Torino e restituita all’inizio del 2018, i due legali dell’Appendino osservano che “la vicenda assume connotazioni prettamente tecniche rispetto alle quali è ferma convinzione dei difensori che l’operato della sindaca e di tutte le persone coinvolte sia stato assolutamente corretto”. “Da domani – concludono Chiappero e Giuliano- sarà finalmente possibile esaminare tutte le carte del processo sinora coperte dal segreto istruttorio, e avviare così un vero contraddittorio”.

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