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Fernando Aramburu vince il premio Lampedusa con “Patria”

di Paola Chirico

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Fernando Aramburu vince il premio Lampedusa con “Patria”

| giovedì 02 Agosto 2018 - 12:40
Fernando Aramburu vince il premio Lampedusa con “Patria”

È Fernando Aramburu con Patria (Guanda) il vincitore della quindicesima edizione del Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa 2018. Patria, che in Spagna ha vinto il Premio nazionale della Critica, è stato considerato il caso editoriale del 2017.

Approfondisce Aramburu

“Il mio rapporto con il Gattopardo nasce quando avevo 15 anni. È un classico, poi l’ho riletto a 50 anni e quello che mi ha colpito non è tanto la storia d’amore tra Angelica e Tancredi quanto la ricchezza dei dettagli, le descrizioni delle ambientazioni e dei personaggi. È quello che amo di più degli scrittori siciliani Sciascia, Camilleri, Bufalino. Sono più vicino agli scrittori siciliani di quando pensassi. La Patria è il luogo degli affetti, ha a che fare con la materia umana, con il nostro Paese. La Patria è condivisione di ideali, quando si smette di condividere si sfocia nella violenza e il patriottismo diventa nazionalismo”, rivela lo scrittore.

“Il romanzo – spiega Gioacchino Lanza Tomasi, presidente della giuria del Premio Lampedusa – racconta la singolare identità della comunità basca, circa 800.000 parlanti l’euskera, la sola lingua anteriore alla migrazione dorica in Europa. L’euskera non è affine ad alcun ceppo linguistico conosciuto ed è rimasto circoscritto a San Sebastián e ai villaggi vicini, è presente anche oltre il confine francese. Quella di Aramburu – prosegue Gioacchino Lanza Tomasi –  è una narrazione aspra ed incantevole che ha avuto in Spagna un successo incredibile (700.000 copie vendute) e l’entusiastica adesione dei grandi scrittori di lingua spagnola, da Vargas Llosa a Xavier Marías. Aramburu ha al suo attivo oltre dieci romanzi e si è man mano affermato come il nuovo astro della letteratura spagnola”.

Il Premio

Per Franco Valenti, sindaco di Santa Margherita di Belìce, il Premio è diventato un appuntamento estivo irrinunciabile che coinvolge l’intero territorio: “Sono migliaia le persone che intervengono ogni anno alla cerimonia del Premio. Tanti gli appassionati della lettura che in occasione del Premio hanno modo di incontrare ed ascoltare i grandi nomi della letteratura internazionale. Ma altrettanti, e mi riferisco soprattutto ai turisti, sono coloro che colgono l’occasione per visitare un territorio che cinquant’anni fa è stato devastato dal terremoto. Oggi la Valle del Belìce ha ripreso nuova linfa grazie al lavoro svolto dagli amministratori e alla voglia di riscatto della gente che vi abita. Il paesaggio da lande desolate descritte nelle pagine de Il Gattopardo si è trasformato in un territorio fertile e verde dedicato alla produzione grazie allo sviluppo vitivinicolo. Possiamo senz’altro dire – conclude – che le Terre Sicane sono un gioiello di arte, cultura, bellezza e sviluppo economico, un pezzo di Sicilia che ci riempie d’orgoglio”.

Gori Sparacino, che da quest’anno torna alla direzione del Parco Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa, aggiunge: “Il Premio ha l’obiettivo di divulgare l’opera dell’autore de Il Gattopardo, il romanzo più tradotto del Novecento, promuovendo al contempo il binomio cultura e territorio. Un luogo che è stato fonte d’ispirazione per pagine immortali non può non avere una valenza di respiro internazionale. Gli scrittori e le scrittrici che hanno ricevuto negli anni passati il riconoscimento sono stati legati alla grande forza espressiva di Giuseppe Tomasi di Lampedusa”.

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