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Il crollo del ponte Morandi

Continua la ricerca dei responsabili del crollo del Ponte Morandi, avvenuto lo scorso 14 agosto a Genova, e ancora una volta si punta il dito contro Autostrade, azienda che avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione delle strade in concessione. Secondo quanto riporta Repubblica, i tecnici e dirigenti del concessionario conoscevano già dal 2015 i problemi del viadotto e già allora avevano disposto un “retrofitting”, diventato però “urgente” solo tre anni dopo, quando ormai era troppo tardi. 

Ponte Morandi, Autostrade ne conosceva i problemi dal 2015

Il Ponte Morandi, secondo le carte in possesso di Repubblica, necessitava di un intervento importante ma di routine, una semplice misura per prolungare la vita del ponte fino al termine della concessione, cioè fino al 2038. L’unico grosso intervento strutturale sul viadotto era avvenuta circa 22 anni prima e i controlli, sia trimestrali che annuali, fatti dalla società Spea, avevano fatto emergere un semplice degrado derivabile dall’età del ponte. 

Autostrade, nel giugno 2015, commissionò alla Ismes, una società del gruppo Cesi, uno studio sulle procedure di sorveglianza e il monitoraggio statico. Sembra, quindi, che all’interno dell’azienda qualcuno avesse dubbi sulla sicurezza del ponte. All’inizio del 2016, Ismes ha consegnato un rapporto in cui suggeriva di incrementare le ispezioni e di installare sensori a monitoraggio continuo, per tenere sotto controllo la stabilità del viadotto in relazione alle condizioni del meteo, del traffico elevato e di eventuali terremoti. Soltanto nel 2017 però autostrade avviò la richiesta di lavori al ministero per 20 milioni, in questi progetti rientravano anche i sensori ma i lavori effettivi sarebbero partiti ormai nel 2019.

Bus di Avellino: altra responsabilità di Autostrade

Per Autostrade non finisce qui. Sembra infatti che i periti attribuiscano all’azienda anche la responsabilità per l’incidente del 28 luglio 2013, quando un bus senza freni cadde dal viadotto Acqualonga dell’autostrada A16, causando la morte di 40 persone. Secondo i periti, se la barriera new jersey fosse stata correttamente mantenuta, l’autobus non sarebbe precipitato. “Il tragico evento sarebbe stato derubricato al rango di grave incidente stradale se solo le barriere fossero state tenute in perfetto stato di conservazione”, scrive il professor Felice Giuliani, docente di Ingegneria a Parma, perito d’ufficio del tribunale di Avellino. La pensa allo stesso modo anche il consulente della procura, il professor Alessandro Lima.