“Dovremmo togliere i poteri al capo dello Stato, dovremmo riformarlo. Il vilipendio… un capo dello Stato che presiede il Csm, capo delle forze armate. Non è più in sintonia col nostro modo di pensare”. Beppe Grillo si prende la scena e dal palco di Italia 5 Stelle lancia una nuova, dirompente provocazione. Questa volta rivolta al Capo dello Stato: “Dovremmo togliere i poteri al capo dello Stato, dovremmo riformarlo. Il vilipendio… un capo dello Stato che presiede il Csm, capo delle forze armate. Non e’ più in sintonia col nostro modo di pensare”.

Immediate e prevedibili le reazioni. In primis c’è quella del M5S: “In merito alle parole di Beppe Grillo sul Capo dello Stato, né le forze di maggioranza né il governo intendono riformare i poteri del Presidente della Repubblica. Tale proposito non è infatti presente nel contratto di governo. Si fa inoltre notare che Grillo non riveste ruoli istituzionali“. Dal Movimento ribadiscono piena fiducia nel ruolo di Garante della Costituzione del Presidente Mattarella.

“Il comico miliardario prenda in giro chi vuole, non c’è alcun problema a farsi due risate al circo di domenica, ma lasci stare la Costituzione e il ruolo di garanzia del Quirinale. Il Capo dello Stato non si tocca caro Grillo“, commenta il segretario del Pd Maurizio Martina. “L’attacco ai poteri del Capo dello Stato è un grande classico di chi non ha niente da dire – dice Mara Carfagna vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia -. Pensare di poter intimidire Sergio Mattarella è l’ennesimo errore politico del Movimento 5 Stelle, che ha un atteggiamento sempre più anti-italiano. Capiamo l’esigenza di Beppe Grillo di dover parlare d’altro dal momento che dal condono alla Tap, il governo di cui è azionista di maggioranza non è riuscito a mantenere la parola data su un solo tema”.

Grillo attacca Mattarella: “Serve ridimensionare i sui poteri”

Ma Grillo parla anche di Salvini che è “uno che dice una cosa e la mantiene”. “L’etica della politica è la lealtà, e oggi è un miracolo della politica. Poi siamo strutturalmente come Dna siamo diversi”. Le agenzie di rating? “Non ho più paura di nessuno e tantomeno di questi malati. Con il debito ci sono due significati il debito e la colpa. Io non mi sento in colpa, il debito non deve creare una colpa, perché se dovesse creare una colpa la Germania nel 1953 doveva pagare e invece non ha pagato”, spiega il padre fondatore del Movimento. 

Poi è stata la volta del premier Conte: “Ci aspetta un cammino ancora lungo, gli oppositori se ne facciano una ragione. L’Italia ora si fa rispettare nei consessi internazionali, con forza, dignità, determinazione e giusto orgoglio. Molti provavano a dissuadermi dall’incominciare questa esperienza, invece ho accettato con convinzione. Io il Movimento lo conoscevo, già 5 anni prima mi era stata chiesta la disponibilità per l’organo di autogoverno della magistratura, e io all’epoca dissi ‘non vi conosco’, ma mi fu risposto di fare solo il mio dovere e non ho mai ricevuto una sola indicazione in 5 anni”. “Mi sono decurtato del 20% lo stipendio – continua – Mi sono ridotto lo scorta”. “Stiamo lavorando intensamente dal primo giorno ma per realizzare tutto il nostro programma il nostro arco di impegno deve essere lungo: fino al 2023”.