La Leopolda 9  voluta da Renzi, più che una Convention di partito sembra un format televisivo all’americana.

Grande partecipazione in sala ed ai tavoli “di confronto“, ospiti  annunciati Roberto Burioni, Roberto Cingolani, Rula Jebrael e a sorpresa, dal mondo dell’altro spettacolo arriva Paolo Bonolis, con cui Matteo ingaggia un divertente  show.

All’appuntamento è ovviamente presente tutta la comitiva renziana, con in testa la super e storica  supporter Maria Elena Boschi, sulla sorte del cui genitore gradiremmo qualche aggiornamento, come sul quella del fratellone del Matteo, vedi Caritas.

Nel corso del talk-show comunque aperto agli  interventi di tutti, si sono avvicendati sul palcoscenico soprattutto molti  adepti, come il sindaco di Firenze Nardella, Giorgio Gori  sindaco di Bergamo e ricandidato in pectore, naturalmente la Boschi. 

Matteo Ricci,  che ha continuato a perorare inutilmente il Congresso di partito e Marco Minniti, che ha abilmente  dribblato il tentativo di farlo apparire come il candidato di corrente alla segreteria: “sono qui soltanto per ascoltare”.

Il conduttore Renzi  ha presentato con l’ex ministro all’ Economia Pier Carlo Padoan, la contromanovra economica per risollevare le sorti del Paese, affossato non dai cinque anni di governo Pd, ma dai sei mesi del governo gialloverde. L’occasione è stata propizia per fare l’affondo durissimo nei confronti di quei dirigenti di partito “ rincorosi e beneficiati” che dopo la sconfitta del 4 marzo hanno cambiato aria.

Il Matteo non conosce quel proverbio che dice che “scappare è vergogna, ma è salvamento di vita”?

Nonostante la motivata ed accorata richiesta di cui Matteo Ricci si è fatto portatore, nessun cenno è stato fatto sulla possibile data di un Congresso per una opportuna analisi delle recenti disastrose sconfitte, fino ad ora attribuite alla scarsa comprensione da parte degli elettori  delle virtù politiche del partito; ed Ettore Rosato, intervistato sul tema, dichiara di  non essere questo il problema prioritario del Paese e ribadisce essere  il Pd l’unica forza politica che comunque  si esprime  con il percorso democratico di un Congresso.

Peccato soltanto che questo Pd questo percorso non lo percorra; e peccato anche che il Paese, sebbene afflitto da grossi problemi importantissimi, sia privato di un democratico “mea culpa” da parte di una forza politica che lo ha massacrato. La kermesse è terminata con il discorso di chiusura del conduttore Matteo Renzi.

Davanti ad una platea prevedibilmente plaudente.

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