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La Corte suprema del Pakistan ha assolto in appello oggi Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia nel 2010.

“E’ assolta da tutte le accuse”, ha detto il giudice Saqib Nisar leggendo il verdetto della Corte suprema, aggiungendo che il rilascio della donna sarebbe avvenuto “immediatamente”.

  Il verdetto accoglie così il ricorso presentato nel 2015 contro la condanna emessa dall’Alta corte di Lahore (Lhc), che nell’ottobre 2014 aveva confermato la decisione di un tribunale di novembre 2010. Gli attivisti per i diritti umani e la e comunità cristiana hanno accolto con favore il verdetto finale della Corte suprema.

Il Pakistan è un paese dove la blasfemia è coperta da una legge entrata in vigore nel 1986 e contempla nei casi estremi la condanna a morte. Secondo i dati forniti dalla Commissione nazionale di Giustizia e Pace, dal 1986 all’agosto 2009, sono state incriminate almeno 964 persone. Asia Bibi è la prima donna cristiana condannata a morte per effetto di questa legge.

Immediata la reazione di Khadim Hussain Rizvi, a capo del partito islamista Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp), che sta organizzando una protesta nazionale contro l’assoluzione della donna.

Asia Bibi era stata arrestata nel 2009 dalla polizia nel suo villaggio di Ittanwali, nella provincia del Punjab, in seguito alla denuncia di altre donne di fede musulmana per blasfemia dopo un presunto reato contro il profeta Maometto durante una discussione.