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Blitz antiterrorismo tra Palermo e Brescia, 15 fermi

di Redazione

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Blitz antiterrorismo tra Palermo e Brescia, 15 fermi

| mercoledì 09 Gennaio 2019 - 07:16

Sono accusati di terrorismo e associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, i 15 soggetti fermati nell’ambito della maxi operazione antiterrorismo del Ros denominata “Abiad” coordinata dalla procura di Palermo e condotta dai carabinieri del Ros, nelle province di Palermo, Trapani, Caltanissetta e Brescia.

Terrorismo, il blitz del Ros tra Palermo e Brescia

Il traffico di uomini – spiegano i militari – era molto attivo tra Tunisia e Mazara del Vallo. Ad essere fermati, gli organizzatori della tratta, ma è ricercato il capo dell’organizzazione accusato di aver fatto sui social, su Facebook, propaganda jihadista. La tariffa sarebbe stata di 5 mila dinari, che raddoppiava per coloro che in Tunisia erano latitanti per reati anche di terrorismo.

L’inchiesta si sarebbe avvalsa anche di un pentito. Sono accusati, a vario titolo, di istigazione a commettere più delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di sigarette, episodi di ingresso illegale di migranti clandestini nel territorio nazionale e esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria, reati questi aggravati dall’averli commessi avvalendosi del contributo di un gruppo organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato.

Concreta minaccia alla sicurezza nazionale

“Attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale”, scrivono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Non soltanto traffico di uomini e sigarette, ma anche il “rischio terrorismo di matrice jihadista“. “Sussistono significativi ed univoci elementi per ritenere che l’organizzazione in esame costituisca un’attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale poiché in grado di fornire a diversi clandestini un passaggio marittimo occulto, sicuro e celere che, proprio per queste caratteristiche, risulta particolarmente appetibile anche per quei soggetti ricercati dalle forze di sicurezza tunisine, in quanto gravati da precedenti penali o di polizia ovvero sospettati di connessioni con formazioni terroristiche di matrice confessionale”.

Uno degli indagati, in particolare, risulta essere contiguo “ad ambienti terroristici a sfondo jihadista pro Isis in favore di cui, attraverso la sua pagina Facebook, ha posto in essere una significativa azione di propaganda jihadista con incitamento alla violenza ed all’odio razziale. Ulteriore segno di radicalizzazione a sfondo religioso è l’iscrizione dell’indagato al gruppo Facebook “Quelli al quale manca il paradiso”. “Voglio evitare che vi troviate un esercito di kamikaze in Italia“, ha detto il pentito detenuto a Genova che ha dato un contributo all’operazione. “Alcuni terroristi possono giungere in Italia con il loro aiuto”, aggiungeva.

Secondo i magistrati inoltre sussiste il pericolo di fuga e di reiterazione dei reati, da qui la necessità di eseguire il fermo. Il provvedimento – eseguito dal Ros con il supporto dei comandi territoriali – è stato disposto dalla Direzione distrettuale antimafia guidata da Francesco Lo Voi che ha coordinato le indagini con il procuratore aggiunto Marzia Sabella e i sostituti Claudia Ferrari e Calogero Ferrara.

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