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Morbillo, epidemia in Giappone: il focolaio tra dei no-vax

di Gaia Di Giorgio

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Morbillo, epidemia in Giappone: il focolaio tra dei no-vax

| lunedì 25 Febbraio 2019 - 18:03
Morbillo, epidemia in Giappone: il focolaio tra dei no-vax

La più grossa epidemia di morbillo è in Giappone e sarebbe la peggiore degli ultimi dieci anni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono stati registrati 167 casi dall’inizio dell’anno, concentrati in 20 delle 47 prefetture presenti su tutto il territorio nipponico.

Focolaio tra i no-vax

Allarmante la situazione in due province, quella di Mie e Osaka. A Mie, in particolare, sono stati segnalati 49 casi e quasi tutti coinvolgono membri della comunità religiosa Kyusei Shinkyo, che rifiuta farmaci e vaccini. Da sempre convinti sostenitori che la medicina sia fonte di ‘inquinamento’ per il corpo e la mente, i membri del gruppo hanno fatto un passo indietro: ”Data la situazione inaspettata seguiremo l’invito dei responsabili sanitari a fare il vaccino contro il morbillo e altre malattie altamente contagiose”, hanno fatto sapere attraverso un comunicato.

I media nipponici accusano la setta religiosa di essere responsabile di almeno uno dei due focolai di morbillo della nazione. Secondo l’Oms, il Giappone non è l’unico Paese a dover fronteggiare questa crisi sanitaria: nel 2018 i casi di morbillo in tutto il mondo sono raddoppiati rispetto all’anno precedente.

Il caso italiano

Nei giorni scorsi in Italia era stato nuovamente affrontato il dibattito no-vax. Nel caso specifico si era trattato di un bambino di Roma di 8 anni. Dopo aver affrontato la leucemia e superato 10 mesi di chemioterapia, il piccolo ha scoperto di non poter tornare a scuola perché la classe è piena di compagni non vaccinati. Per il piccolo, immunodepresso a causa della malattia, sarebbe infatti un rischio mortale. Il caso italiano ha visto scendere in campo la Regione Lazio: “Una storia assurda”, ha detto il governatore Nicola Zingaretti, “faremo di tutto affinché questo bambino possa tornare a scuola il prima possibile: è una questione di civiltà”. Intanto la preside dell’istituto, già diffidata dai genitori del bambino, ha garantito che il bimbo rientrerà a scuola in condizioni di sicurezza.

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