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Truffavano gli anziani, arrestati padre e figlio napoletani

di Redazione

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Truffavano gli anziani, arrestati padre e figlio napoletani

| giovedì 28 Marzo 2019 - 07:49
Truffavano gli anziani, arrestati padre e figlio napoletani

La Polizia di Stato di Ragusa ha arrestato due uomini napoletani, padre e figlio, che truffavano gli anziani. I due truffatori seriali erano professionisti nel simulare finti incidenti e chiedere un risarcimento. La squadra mobile ragusana, dopo varie ricerche, li ha fermati a Napoli.

Truffavano gli anziani, arrestati padre e figlio napoletani

Si tratta di Antonio e Vincenzo De Martino, di 69 e 34 anni. I due simulavano un falso incidente. Poi chiedevano ai parenti delle “vittime” di risarcire con 10.000 euro la controparte, dal momento che il congiunto era sprovvisto di assicurazione. Le accuse sono di truffa e tentata truffa, con l’aggravante di aver colpito persone aziane.

La Squadra Mobile di Ragusa, guidata dal vicequestore aggiunto Antonino Ciavola, ha ricostruito sette colpi da agosto ad oggi solo nel territorio ibleo. I due sono stati catturati a Napoli dopo ricerche durate quasi un mese da parte della Polizia di Stato. Le indagini sono partite dopo le denunce delle vittime che hanno riconosciuto i due truffatori.

“Verranno divulgate le foto e le generalità dei due pluripregiudicati truffatori in quanto vi è l’alta probabilità se non la certezza che padre e figlio abbiano colpito in tutta Italia”, dicono gli investigatori. Non è la prima volta che la Squadra Mobile di Ragusa individua questa tipologia di truffatori che sceglieva vittime ultrasettantenni “creando il terrore in persone così anziane”.

La tecnica utilizzata dai truffatori

I due uomini chiamavano telefonicamente gli anziani, spacciandosi per avvocato o maresciallo dei carabinieri. Alle vittime della truffa veniva chiesto un risarcimento di 10.000 euro per un incidente stradale provocato dal figlio con un’auto priva di assicurazione.

I truffatori aggiungevano che il figlio, autore dell’incidente, era in stato di fermo in caserma e pertanto non poteva avere contatti con i familiari. Gli anziani, preoccupati, pagavano la somma richiesta per poter rivedere i figli.

Il bottino di ogni truffa superava i 5.000 euro, con richieste iniziali di 30.000 euro. Se le vittime non avevano tutto il denaro, i truffatori si facevano consegnare oggetti in oro.

 

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