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Scontri in Libia, i morti salgono a 300: è strage di donne e bambini

di Redazione

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Scontri in Libia, i morti salgono a 300: è strage di donne e bambini

| domenica 28 Aprile 2019 - 19:46
Scontri in Libia, i morti salgono a 300: è strage di donne e bambini

Salgono a 300 i morti a causa degli scontri che stanno interessando la Libia negli ultimi giorni. Tra le vittime si contano 90 bambini e 100 donne, una vera e propria strage. Il bilancio aggiornato a oggi è stato reso noto dal presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) Foad Aodi, in diretto contatto con i medici libici negli ospedali e nelle zone del conflitto.

Scontri in Libia, i morti salgono a 300

Secondo quanto afferma Aodi, i medici libici riferiscono che la notte scorsa è stata teatro di “attacchi aerei su Tripoli da parte dell’esercito utilizzando aerei senza pilota con numerosi danni alle abitazioni, morti e feriti sotto le macerie”. Gli sfollati, riporta l’Amsi, sono più di 40 mila, di cui il 50% donne e il 25% minorenni. I medici libici rendono inoltre noto che nei prossimi giorni saranno operate 45 donne e minorenni da un chirurgo francese presso l’ospedale di Bengasi.

Il governo di unità nazionale intanto denuncia che “Haftar ha usato aerei stranieri contro i civili disarmati”. Inoltre sottolinea il “lassismo e il silenzio della missione Onu e del Consiglio di sicurezza”. Intanto gli scontri mettono a rischio la produzione di petrolio e l’economia nazionale. Per questo motivo, infatti, la Compagnia petrolifera  libica chiede l’immediata cessazione delle ostilità.

Khalifa Haftar “tenta di ripetere in miniatura le gesta di Hitler”, è solo l’ultimo esempio di “minaccia alla regione del Maghreb, che è indivisibile”. Lo ha detto il ministro dell’Interno del governo di accordo nazionale libico, Fathi Bashaga, incontrando a Tunisi l’omologo Hisham al Furati. “Il Maghreb arabo è in pericolo, a meno che i suoi Paesi non si uniscano contro la dittatura, Tripoli è solo l’inizio”, ha ammonito Bashaga.

Papa Francesco: “Preghiamo per i profughi della Libia”

Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per i profughi che si trovano nei centri di detenzione in Libia, la cui situazione, già molto grave, è resa ancora più pericolosa dal conflitto in corso. Faccio appello perché specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati attraverso corridoi umanitari”. Sono le parole di papa Francesco al termine del Regina Coeli in Piazza San Pietro.

Dall’inizio degli scontri armati a Tripoli e dintorni, il numero degli sfollai è salito a 40.100. Lo scrive l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha) in un aggiornamento sulla situazione. Inoltre precisa che le aree a sud di Ain Zara, Khala, Azizya, Qasr Bin Ghashir, Wadi Rabiya e Suani sono largamente inaccessibili agli operatori umanitari a causa dei combattimenti e che la comunità internazionale dell’assistenza continua a chiedere una tregua e un corridoio umanitario per poter raggiungere coloro che hanno bisogno di aiuto e di essere evacuati.

Intanto 3.300 rifugiati e migranti restano intrappolati in centri di detenzione situati in aree colpite dai combattimenti o in aree a rischio di conflitto armato.

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