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“Il cane è un membro della famiglia”, veterinario condannato per un intervento finito male

di Redazione

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“Il cane è un membro della famiglia”, veterinario condannato per un intervento finito male

| giovedì 27 Giugno 2019 - 10:12
“Il cane è un membro della famiglia”, veterinario condannato per un intervento finito male

Il cane è un membro della famiglia. La sua sofferenza peggiora la vita dei suoi padroni e pertanto va riconosciuto come parte della famiglia. Questa è la motivazione con cui la Corte d’Appello di Genova ha condannato un veterinario per un intervento sull’animale finito male.

“Il cane è un membro della famiglia”, veterinario condannato per un intervento finito male

Il cagnolino, dopo l’intervento chirurgico subito, è rimasto zoppo. Il giudice ha deciso che il veterinario dovrà risarcire la proprietaria dell’animale. Secondo la sentenza, inoltre, il valore dell’animale aumenta con il tempo indipendentemente dai soldi spesi per poterlo acquistare.

Si chiama Yuma ed è un cane bastardino preso in un canile sardo. Nel 2011 la proprietaria decide di sottoporre l’animale a un intervento chirurgico perché zoppicava. L’intervento però è finito male. Le condizioni di Yuma, da quel momento, non fanno che peggiorare.

I padroni del cagnolino, allora, decidono di denunciare la veterinaria che ha operato Yuma. Secondo l’avvocato Mariagrazia Rossi, le condizioni di salute del piccolo cane hanno generato dolore e sofferenza nell’intera famiglia. Questo a sottolineare il valore dell’animale per la famiglia che se ne prende cura.

Per i legali della veterinaria, invece, il cane è da considerarsi una “cosa” il cui valore dipende dal suo prezzo d’acquisto. Dal momento che Yuma non è un cane di razza ed è stato preso in un canile, il suo valore è pari a zero.

La tesi portata avanti dalla veterinaria, però, non ha convinto i giudici. Il tribunale, infatti, ha condannato il medico ad un risarcimento di 4.500 euro ai padroni di Yuma. La cifra include non solo i costi sostenuti dai proprietari, ma anche il dolore che l’animale ha patito.

La causa è arrivata poi in Corte d’Appello. Anche qui, però, le cose non sono andate meglio per il veterinario. La sentenza, infatti, ha ribadito come “il valore del cane può essere anche nullo al momento dell’acquisto, ma cresce con il tempo in ragione del legame affettivo e relazionale che si instaura”.

Foto da Archivio.

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