Coronavirus, Conte pensa a riapertura ad Aprile

di Redazione

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Coronavirus, Conte pensa a riapertura ad Aprile

| giovedì 09 Aprile 2020 - 12:23
Coronavirus, Conte pensa a riapertura ad Aprile

Il record nel numero di guariti – 2.099 nelle ultime 24 ore, secondo l’ultimo bollettino della Protezione Civile fa andare Confindustria in pressing sul governo e sul premier Giuseppe Conte per chiedere di porre fine al lockdown, l’Oms frena sull’inizio della ‘Fase 2’: “non c’è ancora una diminuzione netta” dei contagi “ma solo un rallentamento, riaprire ora è difficile”. Il premier Conte, in una intervista alla BBC, spiega che è necessario ‘individuare alcuni settori che possono ricominciare la loro attività. Se gli scienziati danno il loro assenso, potremmo cominciare ad allentare alcune misure già alla fine di aprile” ribadendo come la guardia non sarà abbassata e spiegando che ”solo gradualmente” verranno messe in campo le riaperture. E sulla possibilità che la Russia abbia legato i suoi aiuti all’Italia sul coronavirus alla condizione che Roma allenti le sanzioni europee nei confronti di Mosca, il premier si ‘offende profondamente’. “E’ un’offesa al governo italiano…e anche a Vladimir Putin, che mai si è sognato di usare gli aiuti come leva” sulle sanzioni”..

Altro fronte caldo quello dei decessi nelle case di cura per anziani: oltre un terzo sarebbe dovuto al coronavirus.

E sul lato del difficile reperimento dei presidi medico-chirurgici per affrontare il virus, la Guardia di Finanza ha scoperto una turbativa sulla prima gara bandita da Consip del valore complessivo di 258 milioni di euro: “Una puntata d’azzardo giocata sulla salute pubblica e su quella individuale”, l’ha definita il gip nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di un imprenditore.

La posizione degli industriali alimenta le tensioni nel governo, già diviso sulle scelte da prendere subito dopo Pasquetta quando dovrà essere rinnovato il Dpcm con le misure di contenimento e con le limitazioni agli spostamenti. Conte deciderà entro sabato, anche se un dato è già chiaro a tutti gli italiani: non ci sarà il ‘liberi tutti’, non si tornerà a circolare liberamente; non si tornerà a correre nei parchi; non apriranno negozi, bar e ristoranti. A tutto ciò il governo penserà nelle prossime settimane anche sulla base della mappa che l’Inail sta predisponendo, con tutte le attività lavorative e il relativo indice di rischio connesso. L’obiettivo è di indicare le linee guida sulle modalità con cui le diverse professioni potranno ripartire. La mappa prevede tre diversi indici di rischio (basso, medio e alto): ad ogni livello dovrebbero corrispondere adeguate misure di protezione e di distanziamento sociale. La ratio è di fornire una serie di misure organizzative per consentire la ripresa delle attività, con particolare attenzione ai lavoratori fragili e alle situazioni dove è richiesta una sorveglianza sanitaria speciale. Per ora si resta ancora a casa, anche se i dati ormai da giorni continuano a mantenersi su un trend positivo. L’incremento delle vittime è sceso per il quarto giorno consecutivo ed è il secondo più basso dal 10 marzo, fermandosi a 542; sono invece cinque i giorni nei quali si registra una diminuzione dei ricoveri in terapia intensiva: anche oggi 99 in meno rispetto a martedì. Continua anche la discesa del numero complessivo dei ricoverati negli ospedali: martedì erano 258 in meno, oggi sono 233 in meno. Numeri rafforzati da quelli sui tamponi effettuati, visto che questi ultimi stanno aumentando sempre di più giorno dopo giorno e oggi hanno superato i 50mila. Tutto ciò però non basta alla scienza e agli studiosi per dire che si può ripartire senza rischi.

Nelle Residenze sanitarie per anziani, secondo l’ISS,  il 37,4% dei decessi tra i residenti, pari a 1443 su 3859 deceduti (dal primi febbraio) ha interessato residenti con riscontro di infezione da SARS-CoV-2 o con manifestazioni simil-influenzali. I dati si riferiscono a 576 Rsa su 577 che hanno finora risposto al questionario. L’indagine è partita lo scorso 24 marzo. Tra il totale dei 3859 soggetti deceduti, 133 erano risultati positivi al tampone e 1310 avevano presentato sintomi simil-influenzali. Il tasso di mortalità fra i residenti (residenti al 1/o febbraio e nuovi ingressi dal 1/o marzo), considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, è del 3,1% ma sale fino al 6,8% in Lombardia.

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