“Terracqueo”, la mostra che parla del Mediterraneo dal 16 settembre

di Paola Chirico

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“Terracqueo”, la mostra che parla del Mediterraneo dal 16 settembre

| martedì 15 Settembre 2020 - 14:57
“Terracqueo”, la mostra che parla del Mediterraneo dal 16 settembre

Da 16 settembre la Fondazione Federico II presenta “Terracqueo”, una vera e propria “narrative exibition” che resterà visitabile fino al 31 gennaio 2021. L’obiettivo della mostra è quello di ricostruire la storia del Mediterraneo attraverso un percorso articolato in 8 sezioni: un Mare di Storia, un Mare di Migrazioni, un Mare di Commerci, un Mare di guerra, un Mare di Navigare, un Mare di Risorse, Il Mediterraneo. Oggi, Archeologia subacquea: passato e presente.

Presenti ad inaugurare la mostra il presidente della Fondazione Federico II Gianfranco Miccichè, il direttore generale della Fondazione Federico II Patrizia Monterosso, l’assessore ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana Alberto Samonà, il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli “Mann” Paolo Giulierini.

L’obiettivo è chiaro: restituire al visitatore una chiave di lettura dell’antichità per rituffarlo improvvisamente nel presente e fargli percepire cosa è sempre stato il Mediterraneo e cosa è diventato oggi. Ecco perché l’ultima sezione è intitolata Il Mediterraneo. Oggi, un reportage senza filtri ad opera della fotografa Lucia Casamassima e del giornalista Carlo Vulpio, che sostiene: ” Con quante metafore si è descritto nel corso degli anni il Mediterraneo? Dobbiamo fare finta che sia come il nostro condominio, non troviamo sempre persone simpatiche ma è la nostra casa e non può essere sporcato o ignorato”. Un viaggio lungo otto mesi in 17 Paesi ha dato vita al reportage firmato da Vulpio e dalla Casamassima, che nell’allestimento di “Terracqueo” ingloba il visitatore in mezzo a due pareti fotografiche, animate dal video animation creator Luca Daretti.

Questo è un racconto da 324 reperti, ognuno con un significato legato alla narrazione, costruita grazie a lavoro corale coordinato dalla Federico II col Comitato scientifico, in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali e il Centro Regionale per il Restauro, con la prestigiosa collaborazione di musei nazionali come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli “Mann”, i Musei Capitolini e il Museo Etrusco di Volterra.

Un prezioso e proficuo supporto, poi, giunge dal Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Palermo e dal Museo “G.G. Gemmellaro” e le tre Fondazioni (Fondazione Sicilia, Fondazione Mandralisca e Fondazione Whitaker). Determinante il contributo concreto di importanti studiosi tra i quali Luigi Fozzati, Stefano Medas, Marco Anzidei, Nino Buttitta, Massimiliano Marazzi, Caterina Greco, Carlo Beltrame, Carla Aleo Nero, Babette Bechtold, Giulia Boetto e Marilena Maffei.

“Girando attorno al Mediterraneo c’è solo povertà, tutti i Paesi che vi si affacciano sono Terzo mondo, ma è il centro della civiltà mondiale. La povertà porta civiltà, le difficoltà e il dover combattere ogni giorno producono civiltà. Una civiltà che unisce i popoli del Mediterraneo: il pensiero, infatti, che essa possa dividere è una follia”. Così il presidente della Fondazione Federico II e presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, a margine dell’anteprima della mostra “Terracqueo”, a Palazzo Reale.

“Oggi il Mediterraneo, luogo unico per bellezza e testimonianze storiche e artistiche – ha continuato Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II – vive di grandi contraddizioni: tra loro si susseguono i concetti di ricchezza e povertà, rendendo evidenti grandi processi di trasformazione globale che dolorosamente distolgono e ormai troppo spesso consacrano l’atteggiamento mentale dei più ad una nuova divinità contemporanea: l’apatia”, così conclude la Monterosso, asserendo di non abbandonarsi all’apatia, ma di impegnarsi sempre.

“Terracqueo – afferma Alberto Samonà – segue un percorso che dall’antichità giunge fino al periodo bizantino, per approdare, poi, alla sezione Il Mediterraneo. Oggi. Questa mostra è l’occasione per una riflessione che tutti dovremmo fare, quella di rileggere questo piccolo mare, scrigno di bellezze e sorprese, alla luce dell’attualità”.

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