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Roma

Bersani ed Emiliano scuotono i vertici del Pd
“Prima il paese, poi le esigenze personali”

di . Categoria: Cronaca, Politica

"È finita l'epoca della rottamazione, non basta disgregare ma bisogna costruire e Renzi non è la persona adatta per ricostruire una visione del Paese

Il messaggio che Pierluigi Bersani lancia al Pd è chiarissimo: “Prima il Paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno. Questo criterio, per me e per tanti, e per tutti noi, è la base della politica. Se noi non teniamo ferma questa sequenza, non siamo più il Pd”.

Mi rivolgo a tutti, al segretario e a coloro che lo hanno sostenuto: non date seguito alle infauste conclusioni dell’ultima direzione. Fermatevi”. L’appello di Bersani sembra quasi un avvertimento, un ultimo disperato appello prima che la scissione diventi inevitabile.

Lo statuto del Pd prevede un percorso congressuale che garantirebbe la “possibilità di questa radicale e ineludibile discussione” sulla linea e sul profilo del partito e invece si vuole “stravolgere” il normale calendario per “le esigenze o le velleità di una persona sola”, dice Bersani in un intervento su Huffington post.

“Si capisce poco di quel che succede nel Pd – continua – Questione di calendari e di date? Questioni di lana caprina, bizantinismi? Non scherziamo, e cerchiamo di capire meglio. Le questioni vere sono due. Innanzitutto, non si possono riproporre le ricette di vent’anni fa, dobbiamo prendere atto che si sta chiudendo una fase ventennale.

Poi, “il Pd in questi anni ha smarrito buona parte del suo progetto originario, che era fondato su un’ispirazione ulivista e popolare, un’impostazione saldamente costituzionale e democratica e fortemente pluralista. Il Pd non può essere collocato nell’establishment“.

Il percorso “viene inopinatamente e incomprensibilmente stravolto”. “Viene messa una spada di Damocle sul nostro stesso governo. Si trasforma il percorso congressuale in una immediata e rapida conta“, aggiunge Bersani in polemica con i vertici del partito.

“Ecco allora la domanda di fondo. Tutto questo perché? Qual è la ragione di questo stravolgimento? Esiste una motivazione comprensibile e pronunciabile? No – sottolinea Bersani – Stravolgeremo dunque tutto il percorso per le esigenze o le velleità di una persona sola? No. Prima il paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno“.

Questo criterio “per me e per tanti, e spero per tutti noi, è la base stessa della politica“. “Se noi non teniamo ferma questa sequenza, non siamo più il Pd. Il 4 dicembre è caduto l’impero, è durato 3 anni, non tanto. Quando c’è qualcuno che ha una idea e pensa di realizzarla gli altri lo aiutano. È durato mille giorni nei quali abbiamo quagliato praticamente nulla ma abbiamo portato l’energia non sulla vita delle persone ma su una riforma costituzionale fracassata dagli italiani“.

Sulla stessa linea d’onda di Bersani c’è anche Michele Emiliano: “È finita l’epoca della rottamazione, non basta disgregare ma bisogna costruire e Renzi non è la persona adatta per ricostruire una visione del Paese. Renzi teme che il tempo che passa indebolisca il suo potere interno al partito, basato su una cosa ignomignosa: i capilista bloccati. Con quei capilista tiene in mano la galassia Pd”.

 

16 febbraio 2017

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