Sequestrati i beni del pentito Franzese, ci sono pure sei ville con piscina. VIDEO

di Redazione

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Sequestrati i beni del pentito Franzese, ci sono pure sei ville con piscina. VIDEO

| giovedì 18 Luglio 2013 - 05:32

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PALERMO, 18 LUGLIO 2013 – La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha posto sotto sequestro beni per un valore di oltre 10 milioni di euro riconducibili al collaboratore di giustizia Francesco Franzese e a un suo prestanome, Giuseppe Ferrante.

Tra i beni sequestrati dalla Dia figurano due ville bifamiliari e quattro ville monofamiliari, tutte a Palermo e dotate di piscina, una palazzina di quattro piani a Palermo, un magazziono, due terreni a Palermo e a Carini, quest’ultimo edificabile,  l’intero capitale sociale della SrL “F.G. Riuniti” e della SrL “FIN.MA.”, aziende palermitane operanti nel settore edile, e alcuni rapporti bancari. 

 

Francesco Franzese, oggi collaboratore di giustizia, è l’ex reggente della famiglia mafiosa palermitana di Partanna Mondello. Su Giuseppe Ferrante sono stati raccolti elemnti indiziari che hanno portato gli investigatori a ritenere che all’uomo fossero intestati beni in realtà riconducibili a Franzese, in modo da eludere le leggi in materia di prevenzione patrimoniale. 

 

Secondo gli inquirenti questi elementi proverebbero che Ferrante, pur non facendone parte integrante, fosse nelle disponibilità di Cosa nostra. I rapporti tra Franzese e Ferrante hanno trovato conferma dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che hanno rivelato il significato di alcuni documenti rinvennuti in occasione della cattura di Franzese, il 2 agosto 2007, dove definiva Ferrante “mio carissimo amico e socio in una impresa edile a suo nome”. 

 

Ferrante, già indagato per intestazione fittizia di beni e riciclaggio, dopo l’arresto di Franzese avrebbe cercato di coinvolgere nella sua attività imprenditoriale una altro esponente di Cosa nosta, Giuseppe Biondino, arrestato nel giugno del 2010 e condannato a 14 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa. Biondino era indicato da alcuni collaboratori di giustizia come il reggente della famiglia mafiosa di San Lorenzo, in contatto con il latitante Matteo Messina Denaro. 

 

 

 

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