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Lech Walesa, l’uomo della speranza: il film sul leader di Solidarnosc

I nati nell’anno in cui “cadde” il muro di Berlino hanno oggi 25 anni. Molti di questi non sanno, e non possono ricordare, che Il 1989 fu un anno di svolta. Un anno in cui si forgiò l’Europa politica di oggi: l’Unione Europea estesa verso la parte orientale del continente, frutto proibito per tutti i Paesi che una volta erano “aldilà del muro”, succubi politici dell’URSS dittatoriale, e oggi inclusi in un contesto democratico allora inimmaginabile.

Momento cruciale di quella svolta fu l’effettiva indipendenza raggiunta dalla Polonia attraverso le elezioni democratiche del 4 giugno 1989, che precedettero di alcuni mesi la caduta del muro.  La scelta di presentare il film Walesa l’uomo della speranza (Walesa, man of hope), del grande regista polacco Adrzej Wajda, in occasione di questa ricorrenza non è casuale.  Mentre, forse, è quasi non-voluta, oggi, la testimonianza di una cesura tra Unione Europea“orientale” e Unione Europea “occidentale”, in qualche modo evidenziata dal film e dalla presentazione, avvenuta a Roma, alla presenza delle istituzioni polacche (ambasciate polacche in Vaticano e in Italia) e dello stesso Lech Walesa .

Distribuito dalla Nomads, il film di Wajda condensa in un paio d’ore una storia che conosciamo poco o abbiamo dimenticato in Italia, e che conoscono ancora meno i ragazzi nati 25 anni fa o poco più. Ma soprattutto condensa una storia osservata da una prospettiva diversa da quella vissuta e capita in Italia ancora oggi, per lo meno da una parte degli italiani.

Anche la scelta del metodo narrativo e dello stile sembrano evidenziare una prospettiva quasi dirompente, o per lo meno atipica, “innovativa” si potrebbe dire, nonostante l’età, 88 anni, del regista, Palma d’oro a Cannes nel 1981 con L’uomo di ferro e Oscar alla carriera nel 2000

Innanzitutto la “musa” narrante è una delle giornaliste storicamente più discusse nel mondo occidentale e italiano: Oriana Fallaci, impersonata da Maria Rosaria Omaggio con una tale aderenza al personaggio reale da indurre lo stesso Lech Walesa a dire, indicando chiaramente l’attrice: “Quando lei m’intervistò, ero in un momento cruciale della mia vita politica”. Come se, nelle sinapsi del premio Nobel polacco, Maria Rosario Omaggio e Oriana Fallaci fossero ormai la stessa persona.

Per quanto riguarda lo stile, se così si può dire, il film Walesa, l’uomo della speranza ricostruisce la vita del leader polacco, anche in ambito familiare, quale “docufiction”, o meglio quale documentario costruito con narrazioni d’immagini che sembrano di repertorio ma non lo sono che in minima parte. L’intento, almeno in apparenza, è testimoniare come le documentazioni filmate di quell’epoca in cui esisteva una forte censura siano ormai perdute o difficili da trovare, ma stampate nella memoria di chi quegli anni ha vissuto, come lo stesso Wajda. Come se il regista volesse evidenziare che la memoria storica vada evidenziata e trasmessa ai giovani sempre e soprattutto laddove la documentazione giornalistica è purgata e obliterata da regimi antidemocratici. Così è una grande e coraggiosa giornalista straniera come Oriana Fallaci a testimoniare per tutti, nonostante controlli e censura.

“Nel fare una rivoluzione, non commettete i miei errori”, ammonisce il leader di Solidarnosc, oggi settantunenne. “Ci sono due tipi di errori nelle rivoluzioni. Il primo tipo è quello commesso dalle rivoluzioni del socialismo reale,e cioè quello di sostituirsi  al precedente potere facendo anche peggio di prima. Il secondo errore è quello che ho commesso io in Polonia, e cioè lasciare ai burocrati e a politici professionisti la gestione del dopo-rivoluzione.”Walesa lascia intendere, comunque, che i risultati della rivoluzione di Solidarnosc nella Polonia degli anni ’70 e ’80 sono stati benefici oltre che insperati, come racconta anche il film di Wajda, perché hanno portato alla democrazia e, nelle parole del leader polacco,  “a spaccare i denti all’orso sovietico”.

Calorosamente applaudito alla prima visione italiana di ieri sera al cinema Barberini di Roma, Walesa ha ripetuto gli stessi concetti espressi nel pomeriggio ai giornalisti. “Il vero momento-chiave”, ha detto, “nell’abbattimento dei regimi della dittatura socialista non fu la caduta del muro di Berlino nell’autunno del 1989, ma la tavola rotonda nella primavera dello stesso anno, che stabilì vere elezioni in Polonia”.

Presente a Roma anche l’attore principale, Robert Więckiewicz, che interpreta con successo l’energia e la disarmante semplicità di Walesa, trovatosi a condurre dal nulla un rivolgimento politico di proporzioni gigantesche, ma continuando a vivere in un modesto appartamento di periferia insieme a una moglie (Danuta Walesa, interpretata da AgnieszkaGrochowska) che gli diede sei figli e un sostegno altrettanto eroico.

Gabriele Bonafede

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Gabriele Bonafede
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