La storia giace in fondo al mare e chissà quanto ancora c’è da scoprire. Lo testimoniano le incredibili scoperte avvenute pochi giorni fa nei fondali di Levanzo, isola appartenenente all’Arcipelago delle Egadi, lì dove si combattè la Battaglia delle Egadi, tra il 264 a.C. e il  241 a.C. Le ricerche, coordinate dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana in collaborazione con i subacquei altofondalisti della GUE (Global Underwater Explorers), hanno riguardato un’area complessa, che è stata esplorata mediante immersione umana diretta arrivando anche a 95 metri di profondità.

In particolare le nuove scoperte comprendono due rostri in bronzo (Egadi 12 e Egadi 13) che si aggiungono agli 11 già recuperati nel passato, e dieci elmi in bronzo del tipo Montefortino.Uno degli elmi recuperati, che un tempo appartenne ai soldati romani, è unico nella sua specie: esso ha la peculiarità estremamente rara di avere sulla sua sommità un elemento applicato in rilievo che riproduce una pelle di leone che sembra abbracciare la pigna centrale che ne orna la punta.

Il rostro Egadi 13 è di grande rilevanza poiché presenta un’iscrizione punica sulla guaina superiore. Si tratta del secondo rostro con iscrizione punica finora recuperato e sarà dunque di grande aiuto per aumentare le conoscenze sulla battaglia. Secondo una prima decifrazione, l’iscrizione dovrebbe contenere un nome proprio di persona, cosa assolutamente innovativa, considerando che spesso si era soliti dedicare delle iscrizioni al dio Baal. Il rostro Egadi 12, è diverso dagli altri finora rinvenuti poiché presenta una decorazione su entrambi i lati di grande pregio artistico; la decorazione è costituita dall’impugnatura di una spada che si collega alla lama centrale del rostro e dalle appendici a testa di uccello che ornano la parte iniziale dell’oggetto.

“Queste ultime scoperte – ha detto in conferenza stampa il soprintendente del mare Sebastiano Tusa – si aggiungono alle tante effettuate nel passato in questo tratto di mare tra Levanzo e Marettimo e che hanno permesso di localizzare esattamente il sito in cui si combatté una delle più grandi battaglie navali dell’antichità per numero di partecipanti, circa 200 mila, tra i Romani, guidati da Gaio Lutazio Catulo, e i Cartaginesi, capeggiati da Annone, e che, oltre a chiudere a favore dei primi la lunga e lacerante Prima Guerra Punica, sancì la supremazia di Roma su Cartagine. Sono tornati alla luce autentici frammenti di storia antica in forma di tredici rostri bronzei di antiche navi da guerra, diciotto elmi bronzei, centinaia di anfore e reperti di uso comune”.

“Al momento i rinvenimenti si trovano alla Soprintendenza del Mare per un motivo logistico: purtroppo la Regione Siciliana, che ringrazio sempre perchè ci permette di vivere, ci dà solo 3 mila euro all’anno per le missioni per cui non posso mandare il restauratore a Favignana, lì dove saranno collocate le opere – conclude Tusa – Nel giro di una settimana abbiamo avuto già due richieste di mostre solo sulle Battaglia delle Egadi, una da parte del consigliere del Presidente della Repubblica che mi ha chiesto di fare un’esposizione a Roma, l’altra è arrivata dal museo di Napoli, il MANN. Tutto ciò ha anche una ricaduta economica, perchè ciò richiama sempre più turisti”.

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