“Proteggersi” con un’app contraccettiva non è sicuro, o almeno non del tutto. Lo dimostra quando accaduto a 37 donne che si sono affidate all’app “Natural Cycles“, ideata in Svezia, scoprendo successivamente di essere rimaste incinte.

Si tratta di un’applicazione certificata come dispositivo medico in Europa, ad oggi utilizzata da oltre 500 mila persone. Scaricabile su ogni dispositivo mobile in modo gratuito per il primo mese, “Natural Cycles” ha un costo di 65 euro all’anno con termometro annesso.

Come funziona?

È semplice: la donna deve effettuare una misurazione quotidiana della temperatura corporea e un algoritmo poi s occupa di analizzare il ciclo mestruale. Occhio al colore che indica la fertilità: se è rosso vi è un’alta possibilità di rimanere incinte, mentre se è verde si possono avere rapporti senza alcun pericolo di gravidanza. L’applicazione però non protegge da malattie sessualmente trasmissibili.

Il caso

Le 37 donne hanno segnalato il caso all’Agenzia nazionale per la sicurezza dei farmaci. L’ente ha poi avviato un’indagine. A sollevare il problema è stato anche l’ospedale Södersjukhuset di Stoccolma, dopo aver effettuato uno studio su 600 donne che avevano chiesto di abortire nella struttura.

La replica immediata dell’azienda:

Nessuna contraccezione è sicura al 100% e le gravidanze indesiderate sono un rischio con qualsiasi contraccettivo. Avere 37 gravidanze indesiderate su 668 menzionate in questo studio, significa che il 5,5% delle donne che hanno dichiarato di aver usato Natural Cycles ha avuto una gravidanza indesiderata, in linea con ciò che comunichiamo come il rischio in base a un uso tipico, paragonabile ad altri tipi di contraccezione.

L’homepage del sito dell’app