Riparte il tavolo grilloleghista alla Camera. “Entro oggi dovremmo chiudere il programma”, ha dichiarato Salvini, sottolineando che presto si sarebbe passato a nomi e cognomi. Nomi e cognomi che sono stati (quasi certamente) il centro delle discussioni delle ultime ore. Così almeno lascia intendere una fonte vicina al M5S, riferendo di una rosa di nomi che le due delegazioni starebbero valutando per la versione giallo-verde di Palazzo Chigi.

Intanto, ci pensa Di Maio a rassicurare gli italiani che potrebbero essersi stancati della lunga trattativa. Il leader grillino affida a Facebook l’ultima dichiarazione e scrive che, per la firma del contratto, è una ‘questione di ore‘. Fatta questa premessa, Di Maio invita tutta l’Italia a colorarsi di giallo. Il prossimo weekend, infatti, sarà il popolo grillino a decidere se approvare o meno il contratto di governo con la Lega. “È il momento del coraggio”, scrive e conclude così il suo monito.

Il post di Di Maio: “Invito tutti a colorare l’Italia di giallo”

Quella che Di Maio vuole è una consultazione online. Tutto perfettamente in linea coi valori grillini. Saranno gli attivisti a decidere se il suo lavoro di trattativa con la Lega è andato veramente a buon fine. Per questo, il leader li invita a riempire le piazze di banchetti e gazebo, pronti a raccogliere voti e adesione. Tutto, dunque, sarà rimesso nelle mani degli elettori.

Contratto grilloleghista, il Quirinale aspetta la versione definitiva

Dopo la bozza pubblicata da Huffington Post, il contratto di governo torna al centro del dibattito. Alcune fonti riferiscono che, nel corso delle consultazioni di lunedì, le due delegazioni di M5S e Lega avrebbero lasciato al Colle proprio quella versione abbozzata del programma. Un programma antieuropeista e, peraltro, molto vago che ha suscitato un mare di polemiche. Ma Sergio Mattarella, quella bozza, non ha voluto neppure considerarla e neppure guardarla fino in fondo. A chiarire la posizione, ci pensa una nota direttamente pubblicata dal Quirinale, in cui si può leggere: “Il Presidente non guarda bozze ma testi definiti, frutto della responsabilità dei partiti che concludono accordi di governo”.

Ad ogni modo, pare che il Presidente della Repubblica sia stato piuttosto critico su alcuni punti, soprattutto in merito all’uscita dall’euro, alla restituzione di 250miliardi da parte di Francoforte e, poi, al ‘supergoverno’ che controllerebbe il consiglio dei ministri. Grillini e leghisti glissano: quella bozza è preistorica, superata.

Ripartito il tavolo M5s-Lega

Intanto alla Camera è ripartito il tavolo M5s-Lega. “Entro oggi si dovrebbe chiudere il programma”, ha detto Matteo Salvini, sottolineando che “poi si passerà ai nomi e cognomi” e dicendosi pronto, se necessario, a “fare un passo a lato, in totale umiltà, generosità e spirito di servizio”. “Sulle soluzioni dei nomi stiamo ancora discutendo”, ha detto Di Maio sottolineando che “se serve io e Salvini restiamo fuori dalla squadra”.

La polemica sulla bozza di contratto Lega-M5S

L’Huffington Post ha pubblicato una bozza del contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle, scatenando una polemica da parte dei rispettivi leader. Matteo Salvini e Luigi Di Maio prendono le distanza da alcuni dei punti citati nelle 39 pagine del documento redatto dal Post la mattina del 14 maggio, dopo la due giorni di riunioni al Pirellone di Milano. Sull’impegno di chiedere alla Banca centrale europea la cancellazione di titoli di Stato per 250 miliardi di euro e l’inserimento di procedure tecniche per uscire dall’euro, i due leader precisano: “È una bozza vecchia e superata“.

Lega e M5S non condividono la bozza di contratto di governo diffusa anticipatamente, e almeno su questo sembrano essere d’accordo. Definendola come una “polpetta avvelenata” contro il tentativo di intesa tra i due partiti, Salvini e Di Maio si premuraro di far sapere la loro posizione riguardo all’Europa. Non è stata avanzata l’ipotesi di uscire dall’euro però “l’impianto di governance economica Ue – si legge nel documento diffuso a fine giornata – (dal patto di stabilità e crescita al Fiscal Compatc), basato sul predominio del mercato e sul rispetto dei vincoli stringenti, deve essere ripensato insieme ai partner europei e assieme alla politica monetaria”. Alcuni cambiamenti sembrano dunque necessari per tornare a “un’impostazione pre-Maastricht in cui gli Stati europei erano mossi da un genuino intento di pace, cooperazione e solidarietà”.

Sempre sul fronte europeo, se da un lato si conferma la fedeltà alla Nato con gli Stati Uniti “alleato privilegiato”, dall’altro si stabilisce “l’apertura alla Russia, da percepirsi non come una minaccia, ma quale partner economico e commerciale”.  Altro punto a favore della Lega che riesce ad ottenere appoggio alla sua proposta, spesso espressa in campagna elettorale, cioè: “il ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia” e la riabilitazione di Mosca come “interlocutore strategico” in aree di crisi come Siria, Libia e Yemen.

In quanto ai conti pubblici, la questione è più controversa. Per ridurre il debito pubblico, Salvini e Di Maio, nella bozza, chiedono alla Banca centrale europea di Mario Draghi la cancellazione di 250 miliardi di titoli di Stato,  dal momento che “la loro cancellazione vale 10 punti percentuali” e propongono la vendita agli italiani di caserme, monumenti e altri beni del patrimonio pubblico.

Lega e M5S hanno ipotizzato l’istituzione di un Comitato di Riconciliazione, per far fronte ed eventuali “dissidi gravi” all’interno del Consiglio dei ministri. E anche qui è polemica. Il comitato sarebbe composto dal premier, dai due leader di Lega e M5S, dai capigruppo di Camera e Senato e dal ministro competente per materia. Il gruppo servirebbe a regolare anche materie non previste dal contratto, che emergono improvvisamente, tra queste “crisi internazionali, calamità naturali, problemi di ordine e di salute pubblici”.

Nella bozza si parla anche di conflitto di interessi, tema caro a Di Maio, e giustizia. Per ottenere maggiore sicurezza, si propongono azioni come la riforma della prescrizione, leggi anticorruzione, inasprimento delle pene, aumento delle carceri e dei tribunali e sterilizzazione delle misure alternative.

L’immigrazione, invece, è una questione da sempre tanto dibattuta dalla Lega, che riesce a far passare la sua posizione. La proposta, senza particolari dettagli, è di respingimenti, chiusura delle moschee e delle associazioni islamiche radicali.

La Flat tax, come già annunciato, non sarà poi così piatta e non ci sarà un tasso unico ma non trapelano molte informazioni se non che sarà “caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse, con un sistema di deduzioni per garantire la progressività dell’imposta in armonia con i principi costituzionali”.

Sulla Legge Fornero si propone invece una regolamentazione, si parla infatti di “superamento” e non di abolizione. Il testo spiega che la proposta di abolizione dei voucher “ha creato non pochi disagi”, quello che invece bisogna fare è “introdurre un apposito strumento, che non si presti ad abusi”.

Il Reddito di cittadinanza di 780 euro viene confermato ed è previsto uno stanziamento da 17 miliardi annui, mentre altre risorse dovrebbero arrivare da Bruxelles.

Permane lo stallo per alcune divergenze

Se fin qui sembra che tutto stia procedendo per il meglio e i due leader, Salvini e Di Maio, si dichiarano ottimisti e soddisfatti, è pur vero che hanno chiesto altro tempo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di fornire un contratto ben definito. I punti già affrontati e sui quali sembra sia stato trovato un accordo sono tanti ma permane la situazione di stallo sul contratto di governo tra Lega e M5S, che ancora non sono del tutto sulla stessa linea.

Salvini stesso afferma di non voler “prendere in giro il presidente della Repubblica e gli italiani” dal momento che “su qualche punto importante come le infrastrutture ci sono ancora visioni diverse”. Altro capitolo in cui c’è qualche disaccordo è quello della giustizia. “È un tema centrale – spiega Salvini – come i processi più brevi: anche su questo partiamo da posizioni differenti e io sono in questa veste non solo da leader della Lega, perché non voglio rompere l’alleanza di centrodestra”. E aggiunge: “O c’è accordo o non c’è accordo, io non voglio un governo fantoccio e il governo parte se può fare le cose. Se capiamo che non possiamo non cominciamo neanche e nessuno si scandalizzi se abbiamo chiesto qualche altra ora al presidente Mattarella”.

Altro punto in cui ancora permane qualche distanza è quello dell’immigrazione. “Le posizioni di Lega e 5 Stelle – dice Salvini in merito all’immigrazione – partono da una notevole distanza. “Su questo – continua -, se parte il Governo, la Lega deve avere mano libera per tutelare la sicurezza de cittadini italiani e smantellare quello che è un business sulla pelle di queste persone”.

Fra i temi principali ancora da definire, c’è anche quello delle pensioni. “Io voglio andare fino in fondo eliminando la legge Fornero”, dice ancora il leader della Lega, che cita anche lo stop alle clausole dell’Iva, l’aumento delle accise e l’ipotesi di “ridiscutere i vincoli esterni con l’Europa“. Infine il tema della legittima difesa: “Ci siamo impegnati ad approvarla – afferma Salvini – e lo dobbiamo fare”.