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Brexit, accordo nuovamente bocciato: la May esce sconfitta

di Redazione

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Brexit, accordo nuovamente bocciato: la May esce sconfitta

| martedì 12 Marzo 2019 - 11:18
Brexit, accordo nuovamente bocciato: la May esce sconfitta

Con 391 contrari e 242 favorevoli, la Camera dei Comuni boccia per la seconda volta l’accordo sulla Brexit con la Ue patrocinato dal governo Tory della premier Theresa May.

Delusione dell’Europa, “da parte dell’Ue è stato fatto tutto il possibile per aiutare la premier britannica ad ottenere l’accordo. Date le rassicurazioni date a dicembre, gennaio e ieri, non c’è altro che possiamo fare. Se c’è una soluzione all’attuale impasse può solo essere trovata a Londra”. E’ stato il commento di un portavoce della Commissione Ue, che ha aggiunto: “Ci rammarichiamo per il risultato del voto” a Westminster e “siamo delusi perché il governo britannico non è stato in grado di garantire una maggioranza a sostegno dell’Accordo di divorzio”.

Per la premier britannica Theresa May  oggi è stato il giorno del giudizio sulla Brexit. Oggi si è votato il destino della Gran Bretagna nella Camera dei Comuni e si è respirata un’aria di tensione. Da un lato l’Unione europea dice che il “backstop non è una trappola”, dall’altra il Regno Unito lo vede come “una polizza assicurativa” che “non potrà durare all’infinito”, e tira il freno.

L’appello di Theresa May

“Oggi è il tempo di attuare ciò che il popolo, non questa Camera ha stabilito” votando a favore del referendum sulla Brexit e “chiedendo un cambiamento“. Così la premier Theresa May nell’ultimo appello ai Comuni prima del voto di ratifica sul suo accordo. Un accordo che rappresenta il compromesso “migliore possibile”, ha ripetuto May, invitando i deputati al “pragmatismo nel bilanciare rischi e benefici” e nell’evitare di far sì che “la ricerca della perfezione sia nemica del bene”.
May ha avvertito i deputati che dire no oggi rappresenterebbe un salto nel buio e che “non ci sono garanzie” che l’Ue sia disposta a concedere un rinvio rispetto alla data del 29 marzo per evitare un no deal, né sulla durata di questo eventuale slittamento che dovrebbe essere approvato “all’unanimità da 27 Paesi”.

A Strasburgo Theresa May si gioca tutto con il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, in cerca di un nuovo accordo sulla Brexit, con la promessa di Bruxelles di concedere “modifiche vincolanti” sul backstop.

I Partiti contro la Brexit

La leader della destra unionista nordirlandese del Dup, Arlene Foster, ha formalizzato la decisione del suo partito – vitale alleato dei Conservatori al Parlamento britannico – di “non sostenere” oggi l’accordo presentato dalla premier Theresa May. Foster ha riconosciuto “alcuni limitati progressi” fatti negli ultimi colloqui con l’Ue, ma giudicandoli “insufficienti” a tutelare l’Irlanda del Nord dall’eventuale “impatto” del backstop “sull’integrità economica e costituzionale” del Regno Unito.

Contro anche il Partito Laburista che voterà di nuovo ‘no’ dopo le intese di Strasburgo che non garantiscono “nessun cambiamento” sostanziale. A dirlo è il leader dell’opposizione britannica, Jeremy Corbyn, replicando alla premier Tory, sostenendo che il governo “ha fallito” nel portare a casa “gli obiettivi” che esso stesso si era dati sul backstop irlandese. “Questo accordo non dà un livello sufficiente di certezze al Paese” ed è figlio del “caos” interno alla maggioranza, ha tagliato corto Corbyn.

Brexit al voto alla Camera dei Comuni, è il giorno del giudizio

A partire da oggi, e nel corso dell’intera settimana, si determinerà il modo in cui il Regno Unito uscirà dall’Unione europea. Se nel voto “significativo” sull’accordo di uscita negoziato dalla premier May con l’Ue prevarranno i “sì”, la Brexit si compirà come previsto da tempo il 29 marzo. In caso contrario, tutto si rimetterà in gioco.

Le possibilità vanno da una proroga al divorzio tra Londra e Bruxelles fino, addirittura, ad un nuovo referendum. Saranno gli “aye” e i “no” pronunciati oggi nella Camera dei Comuni a decidere. Se oggi l’accordo verrà bocciato, mercoledì i Comuni si riuniranno nuovamente per decidere sull’opzione ‘no deal’, ovvero se uscire o meno dall’Unione europea senza un accordo.

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