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Ratzinger choc: “La pedofilia nasce dal collasso morale del ’68”

di Redazione

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Ratzinger choc: “La pedofilia nasce dal collasso morale del ’68”

| giovedì 11 Aprile 2019 - 07:40
Ratzinger choc: “La pedofilia nasce dal collasso morale del ’68”

Il Papa emerito Benedetto XVI li definisce appunti che “possono aiutare in questo momento difficile“. Ma quelli di Joseph Ratzinger sono molto di più. Diciotto pagine e mezzo sulla “Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali” che accusano il “garantismo” della Chiesa. Negli anni Ottanta, come si legge nel documento pubblicato dal Corriere della Sera, sulla pedofilia “dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati”.

Secondo Ratzinger, il diritto alla difesa fu talmente esteso “che le condanne divennero quasi impossibili“. Ratzinger spiega di avere deciso di pubblicarlo sul mensile tedesco Klerusblatt dopo “contatti” con il segretario di Stato, Pietro Parolin, e con lo stesso Papa Francesco. Ma “se Benedetto ha sentito il bisogno di aggiungere il suo pensiero a quello ufficiale” – spiega il Corriere – “significa che non è stato del tutto convinto dalla reazione ufficiale della Chiesa”.

“La pedofilia nasce dal collasso morale del ’68”

Il Papa emerito parla a più riprese di “Collasso morale” e lo fa risalire alla seconda metà degli Anni Sessanta del secolo scorso. A causa della “Rivoluzione del 1968”, la pedofilia è stata diagnosticata “come permessa e conveniente“. “Mi sono sempre chiesto», annota, “come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accettarlo con tutte le sue conseguenze”. “Il diffuso collasso delle vocazioni sacerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato ecclesiastico furono una conseguenza di tutti questi processi”. Fu nello stesso periodo, a suo avviso, che cominciò “un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a questi processi della società”. Si tratta di un processo proseguito, a suo avviso, negli Anni Settanta e Ottanta, quando la pedofilia è diventata “una questione scottante”.

La crisi, a quel punto, aveva raggiunto “forme drammatiche”. Ratzinger parla di “club omosessuali” che si formarono in molti seminari; di vescovi che rifiutavano la tradizione cattolica, e non solo negli Stati Uniti, in nome di “una specie di moderna cattolicità”. Accenna al fatto che in alcuni seminari, addirittura “studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano ritenuti non idonei al sacerdozi”». E “la Santa Sede sapeva di questi problemi”, sebbene non in dettaglio. Il Papa emerito rivaluta lo sforzo compiuto da Giovanni Paolo II per arginare quella che ha ritenuto una deriva pericolosa. Ne sottolinea la figura e la fermezza teologica, in un momento in cui, invece, alcune correnti progressiste del cattolicesimo tendono a svalutarlo.

Le accuse alla società occidentale

“La società occidentale», denuncia, “è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire”. “In alcuni punti, allora, a volte diviene immediatamente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e distrugge l’uomo. È il caso della pedofilia”. Benedetto XVI ricorda come “non molto tempo fa” fosse “teorizzata come del tutto giusta”; e come si sia “diffusa sempre più. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commettono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa”, aggiunge, “deve scuoterci e scandalizzarci in maniera particolare. Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere? Il motivo sta nell’assenza di Dio”.

Ratzinger cita un episodio. “Una giovane ragazza che serviva all’altare come chierichetta mi ha raccontato che il vicario parrocchiale introduceva l’abuso sessuale su di lei con queste parole: “Questo è il mio corpo dato per te”. È evidente”, chiosa, “che quella ragazza non può più ascoltare le parole della consacrazione senza provare terribilmente su di sé tutta la sofferenza dell’abuso subito”. Il Corriere poi chiosa con i ringraziamenti di Papa Ratzinger: “L’impressione è che dall’eremo vaticano nel quale vive dalle sue dimissioni del 2013, Benedetto XVI guardi già oltre questa fase; e oltre il pontificato dello stesso Francesco, al quale rivolge un accorato ringraziamento finale ‘per tutto quello che fa’”.

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