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Anniversario della morte di Pio La Torre, il suo impegno nelle nuove generazioni

di Redazione

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Anniversario della morte di Pio La Torre, il suo impegno nelle nuove generazioni

| martedì 30 Aprile 2019 - 11:22
Anniversario della morte di Pio La Torre, il suo impegno nelle nuove generazioni

Ricorre oggi il 37° anniversario della morte di Pio La Torre. Era il 30 aprile 1982 quando il politico e sindacalista venne tragicamente ucciso dalla mafia a Palermo. Ricordato per il suo impegno nella lotta contro la mafia, il suo lavoro rivive oggi nelle attività di molti studenti e delle istituzioni.

Pio La Torre quel giorno non era da solo. Con lui anche Rosario Di Salvo, autista e scorta di La Torre dal 1981. Tra i mandanti del duplice assassinio ci furono alcuni boss mafiosi come Totò Riina e Bernardo Provenzano.

L’omicidio di La Torre e Di Salvo

Alle 9:20 del 30 aprile 1982, Rosario Di Salvo e Pio La Torre stavano raggiungendo la sede del partito comunista a Palermo. Ad un certo punto, in una strada stretta, una moto di grossa cilindrata obbligò Di Salvo, che guidava l’auto, ad uno stop, immediatamente seguito da raffiche di proiettili. Da una macchina scesero altri killer a completare il duplice omicidio. Pio La Torre morì all’istante, Di Salvo invece ebbe il tempo per estrarre la sua pistola e sparare alcuni colpi, prima di morire.

Studenti: “La lotta alla mafia è un dovere civico”

“Dobbiamo combattere le nostre paure e batterci per un’Italia libera dalle organizzazioni criminali, libera dal pizzo e libera dall’omertà. Ogni cittadino deve saper riconoscere questo impegno come un diritto e un dovere civico e proseguire in questa ferma volontà che ha davanti a sé già un sentiero tracciato dagli uomini che sono stati uccisi per questo”, così i giovani studenti dell’IISS “Giuseppe Greggiati” di Ostiglia (Mantova) intervenuti nel corso della manifestazione in ricordo del 37° anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, promossa dal Centro Studi Pio La Torre ed in corso di svolgimento presso il Cortile Maqueda di Palazzo dei Normanni a Palermo.

“La mafia oggi è sicuramente meno visibile rispetto agli anni caldi del recente passato, oggi si è inserita in contesti economici e politici con estrema destrezza, tanto da essere poco percepita. La Lombardia, la nostra regione, per esempio, è la quinta regione italiana per infiltrazioni mafiose, presenti soprattutto nel business del cemento e dello smaltimento dei rifiuti. La criminalità organizzata è ormai una metastasi diffusa su tutto il territorio nazionale. L’elemento chiave per combattere questo sistema è la conoscenza e quest’ultima inizia dai banchi di scuola ed ecco perché i giovani rappresentano il futuro di questa lotta”.

Non possiamo continuare ad illuderci che la mafia sia una realtà a noi estranea, relegata in specifici ambienti, ciò significherebbe abdicare all’impegno personale da cui ogni cittadino non deve e non può esimersi senza divenire complice della rete di paura, omertà e vile indifferenza su cui la mafia ha costruito il proprio potere”. Questo l’invito lanciato dai giovani ragazzi del liceo “Vittorio Emanuele II” di Palermo. “Occorre tuttavia ricordare che tutti, nella nostra sfera d’azione, nel nostro piccolo, abbiamo il dovere di combattere la mafia, anche se possiamo poco, è necessario offrire il proprio contributo perché ognuno di noi è una tessera della storia che abbiamo il dovere di non sotterrare”.

“La mafia, penetrata nel tessuto sociale e stratificatasi per anni in un contesto periferico in cui ha trovato terreno fertile, è diventata via via mal costume e come tale non ha avuto bisogno di manifestazioni eclatanti”. Questa la testimonianza dei ragazzi dell’Iti “Michael Faraday” di Ostia (Roma). “Essa si è infiltrata piano piano tra l’indifferenza generale ed ha inquinato la città che si è abituata alla corruzione, all’immobilismo, all’omertà, al non vedere, al non sentire, al non denunciare, che ha visto crescere nuovi modelli vincenti in coloro che non rispettano le regole, negli arrampicatori sociali, negli opportunisti, nei corrotti. Le prime vittime di questo sistema malato sono i giovani, cui sono stati rubati i sogni, che respirano aria inquinata, che non riescono più a credere alla giustizia, alla correttezza, alla lealtà, all’onestà; chiusi in se stessi e cresciuti in un contesto malsano riproducono nella quotidianità scolastica e sociale questi modelli di comportamento, ritenendo giusti atteggiamenti astrattamente riprovevoli, ma che invece fanno parte della loro consuetudine di vita”.

“L’eredità umana e politica di Pio La Torre è più che mai viva. Il suo esempio determina una presa di coscienza, conoscenza e partecipazione attiva sul territorio”. Questo il messaggio dei ragazzi che prestano il servizio civile presso il Centro Pio La Torre. “Oggi che la mafia assume dei caratteri diversi, noi giovani generazioni non dobbiamo sicuramente dimenticare il passato e pensare che la mafia sia stata sconfitta, ma prenderci carico delle istanze di rivalsa nei confronti di un sistema che non ci appartiene. Inoltre il costante ricatto dell’instabilità economica, specialmente in Sicilia, dove la criminalità organizzata e l’assenza di reali investimenti nel mondo del lavoro, ha portato noi giovani ad un progressivo abbandono del nostro territorio. È necessario occuparsi della formazione, di cui noi giovani siamo parte attiva, e proporre nuove prospettive lavorative e sociali per invertire la rotta perseguita sino ad oggi”.

Orlando: “Superare gli schieramenti”

“Una delle lezioni più grandi di La Torre è stata quella di andare al di là delle classi per combattere le grandi battaglie per i diritti“. Questo il ricordo del Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

“Pio La Torre era un comunista, con ideali chiari e ben definiti e portati avanti ad ogni costo – ha continuato Orlando – ma nelle grandi battaglie per la pace, per la terra, per la libertà, sapeva andare oltre le appartenenze politiche e coinvolgere tutti gli schieramenti. Questo esempio andrebbe seguito anche oggi, per esempio nella lotta in favore dei diritti dei migranti e della giustizia sociale”.

Micciché: “Le istituzioni non sono nemiche”

“Per la prima volta una commemorazione di una vittima di mafia si svolge in questo luogo. Questo è importante perché è testimonianza del fatto che le istituzioni non vengano più viste come delle nemiche da combattere“. Così il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Micchichè, intervenuto in occasione della manifestazione in ricordo del 37° anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.

“Ciò che va contrastato è il malaffare. In passato invece questo Palazzo, questa Assemblea, veniva visto come qualcosa di oscuro, da combattere. Era un errore. Oggi questa visione sta cambiando”.

Armao: “Rescindere il rapporto tra mafie a pubblica amministrazione”

“Il rapporto tra Pubblica Amministrazione e la mafia va reciso attraverso azioni che colpiscano gli interessi che tentano di condizionare l’operato delle amministrazioni”. Così il Vicepresidente della Regione Sicilia, Gaetano Armao.

“Il ruolo della memoria e della storia – ha continuato Armao – è fondamentale e la crescita della consapevolezza civile delle nuove generazioni è il punto di partenza per un futuro senza mafie”.

Lo Monaco: “Tocca alle nuove generazioni sconfiggere la mafia”

Tocca alle nuove generazioni farsi carico della sconfitta delle nuove mafie presenti in tutto il territorio nazionale ed internazionale che sono più opache, sommerse, e delle loro reti di relazioni con le aree grigie minoritarie del mondo delle professioni, degli operatori economici, dei politici e burocrati corrotti e collusi che mortificano la stragrande maggioranza degli onesti”. Questo l’invito ai giovani di Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre.

“Oggi ricordiamo il 37° anniversario dell’uccisione politico-mafiosa di Pio La Torre e Rosario Di Salvo. I relatori ufficiali alla manifestazione sono gruppi di studenti del Nord, Centro e Sud Italia. Abbiamo concordato questa scelta per sottolineare il passaggio generazionale del testimone dell’impegno antimafia. La mafia di venticinque/trentacinque anni fa è stata sconfitta grazie alla legge Rognoni-La Torre voluta dal Parlamento dopo l’uccisione di La Torre e del Prefetto Dalla Chiesa, ben attuata dai corpi e istituzioni dello Stato e ben sostenuta da un ampio, trasversale movimento popolare di lotta contro le mafie, al quale da 33 anni contribuisce il Centro Studi Pio La Torre”.

“Viviamo – ha continuato Lo Monaco – una fase storica che, soprattutto nel nostro paese, ha visto crescere sempre più l’equivalenza tra impresa corruttiva e impresa mafiosa, ma anche una maggiore presenza attiva della Chiesa contro le mafie e la corruzione e una maggiore consapevolezza della società civile della pericolosità del fenomeno mafioso per la democrazia e per la libertà del mercato, per i diritti del lavoro, i diritti naturali, quelli civili e politici. Non a caso nel corso di questi anni sono cresciute le denunce da parte delle vittime di estorsioni o di intimidazioni mafiose, dimostrando le capacità dello Stato democratico e la fiducia verso la sua azione di contrasto alle mafie”.

“Nè l’antimafia né il ricordo delle vittime di mafia – ha concluso Lo Monaco – possono essere una maschera di cartone che nasconde il volto vero del carrierista politico o imprenditoriale, quello che serve è l’impegno etico e sociale. Non a caso, quando era ancora in vita, Pio fu definito da Cesare Terranova, anche lui ucciso dalla mafia, “incorruttibile e comunista”. I principi etici e di cambiamento sociale hanno ispirato uomini di diverso orientamento politico come Pio La Torre, Piersanti Mattarella e tutti quei servitori dello Stato e della società civile caduti nella lotta antimafia per migliorare il paese. È questo il nodo da sciogliere che consegniamo ai giovani chiedendo una classe dirigente non divisiva che dia fiducia ai cittadini e una società che abbia più fiducia e più controllo democratico dei governanti, come chiedeva Antonio Gramsci, per rendere compiuta e giusta la democrazia”.

Mattarella: “La Torre e Di Salvo esempi di impegno civile”

“Nella ricorrenza del 37° anniversario del feroce assassinio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo desidero ricordarne l’esemplare impegno civile a favore della libertà e della democrazia“. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Centro Pio La Torre in occasione della manifestazione in ricordo del 37° anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.

“L’evento di oggi – scrive ancora Mattarella – costituisce una ulteriore, preziosa, opportunità, per mantenere viva la loro testimonianza, e quella di tutte le vittime della mafia, incoraggiando il radicamento della cultura della legalità soprattutto nelle nuove generazioni. In tale prospettiva assume una peculiare valenza il Progetto educativo antimafia, promosso dal Centro La Torre, che concorrendo concretamente a sensibilizzare gli studenti italiani sulla percezione del fenomeno mafioso, offre un significativo contributo nel percorso di contrasto alla violenza e alla sopraffazione”.

Zingaretti: “La lotta alla mafia al centro della vita politica”

“Ricordare Pio La Torre significa rilanciare e rimettere al centro dell’agenda politica la lotta alle mafie e lavorare insieme, uniti, per la crescita economica, morale e civile del nostro Paese”. Lo scrive Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, in un messaggio inviato al Centro Pio La Torre in occasione della manifestazione in ricordo del 37° anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.

“Oggi – continua Zingaretti – è fondamentale unirsi e mobilitarsi contro le mafie per dare, ciascuno secondo il proprio ruolo, un contributo attivo a una battaglia fondamentale per il futuro del nostro Paese. Sono trascorsi trentasette anni dall’uccisione di La Torre. Dopo tanto tempo le sue battaglie sono quanto mai attuali. Penso in particolare a un aspetto che ritengo determinante e che ha orientato in questi anni anche tante mie scelte da amministratore: l’idea forte e, per quei tempi, davvero innovativa, che il terreno su cui combattere le mafie non sia soltanto quello della repressione dei fenomeni criminali, e quindi del dovere di sostenere l’attività delle Forze di Polizia e della Magistratura, ma anche quello che concerne la necessità di un’azione incisiva nel tessuto sociale, promuovendo l’uguaglianza, la libertà delle persone, la loro partecipazione democratica, le occasioni di condivisione e incontro delle comunità”.

“Con la risposta compatta delle forze sociali e dell’economia sana – scrive ancora nel suo messaggio Zingaretti -, con la creazione di sviluppo e benessere comune, soccombono le mafie. Pio La Torre fu tra i primi a capirlo, e a mettere in atto coerentemente questo principio con un’azione politica forte e coraggiosa. Assumendosene in prima persona i rischi e i pericoli. Pio La Torre capì che la prima questione politica per togliere ossigeno alle mafie era promuovere la crescita e lo sviluppo della Sicilia e del Paese. La mia speranza è quindi che il 37° anniversario dell’assassinio di Pio La Torre sia l’occasione per tutti di riscoprire i valori autentici della politica nell’esempio di un grande uomo che ha speso la sua vita per l’affermazione dei diritti e delle libertà dei cittadini, contro l’oppressione e il condizionamento delle mafie”.

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