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Giornata mondiale degli Oceani, l’appello Onu: “Servono più donne per salvare i mari”

di Redazione

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Giornata mondiale degli Oceani, l’appello Onu: “Servono più donne per salvare i mari”

| sabato 08 Giugno 2019 - 12:04
Giornata mondiale degli Oceani, l’appello Onu: “Servono più donne per salvare i mari”

L’8 giugno ricorre la Giornata mondiale degli Oceani. L’Onu quest’anno ha puntato sulla parità di genere nelle attività legate al mare, dalla pesca alla scientifica. Così lancia un appello. “Servono più donne per salvare i mari”.

Gli oceani ricoprono i due terzi del nostro Pianeta e hanno bisogno di essere protetti. Per la loro salvaguardia è necessario l’aiuto di tutti. Servono cittadini che mettano in pratica comportamenti virtuosi, servono governi disposti a unire le forze contro l’inquinamento, e serve un maggior coinvolgimento delle donne nella ricerca e nella politica, come anche nei mestieri del mare.

L’appello Onu: “Servono più donne per salvare i mari”

Sono proprio le Nazioni Unite a richiamare l’attenzione sull’uguaglianza di genere, denunciando gli squilibri esistenti.

La figura della donna è sempre più emarginata. Le donne marinaio, ad esempio, sono appena il 2% del totale, mentre nell’acquacoltura rappresentano la metà della forza lavoro. Inoltre il loro stipendio è pari in media al 64% di quello degli uomini. Per quanto riguarda il mondo della ricerca invece, il 62% degli scienziati marini è uomo. Per non parlare della sfera della politica, un cui solo il 24% dei parlamentari è donna.

L’inquinamento degli Oceani: la questione Mediterraneo

Un altro aspetto su cui l’Onu pone la sua attenzione è quello dell’inquinamento degli Oceani. Sono spazi fondamentali per l’uomo, perché è da lì che proviene il 70% dell’ossigeno che respiriamo. L’umanità però sembra non rendersene conto. I mari infatti sono soffocati con 13 milioni di tonnellate di plastica che ogni anno finiscono nelle acque e da lì, attraverso i pesci, sulle nostre tavole.

La questione diventa particolarmente rilevante anche per quanto riguarda il Mar Mediterraneo. Ogni anno, infatti, vi vengono riversate 570 mila tonnellate di plastica. Per essere chiari, è come se 33.800 bottigliette venissero gettate in acqua ogni minuto. Il dato emerge da un rapporto del Wwf, che sottolinea gli effetti negativi non solo sull’ambiente. A farne le spese infatti è anche l’economia del mare: turismo, pesca, commercio marittimo. L’inquinamento fa perdere 67 milioni di euro all’anno solo in Italia.

Un altro triste primato colpisce il Mediterraneo. Nel nostro mare, infatti,  l’80% degli stock ittici è sovrasfruttato, contro una media mondiale, comunque elevata, del 33%. Lo rilevano gli ambientalisti di Oceana, che lanciano un appello: “Il degrado senza precedenti degli oceani richiede un’azione congiunta da parte dei cittadini e dei governi, e un maggiore impulso agli sforzi di cooperazione dei Paesi”.

Il robot granchio italiano a caccia di plastica

Uno spiraglio di speranza giunge dal mondo della tecnologia. Per dare una pulita ai nostri mari arriva anche il granchio robot.

Si tratta di un esploratore e netturbino. Il “Silver 2” si prepara alla sua prima vera immersione, nell’area marina protetta delle Secche delle Meloria vicino Livorno, in occasione della Giornata mondiale degli oceani. Realizzato dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, grazie al sostegno di National Geographic Society e Arbi Dario Spa, il robot campionerà i fondali alla ricerca di microplastiche, in attesa di dotarsi di un “braccio” che presto gli permetterà di raccogliere anche le macroplastiche come sacchetti e bottiglie.

Silver 2 (Seabed-Interaction Legged Vehicle for Exploration and Research 2) ha la capacità di muoversi in modo estremamente controllato sui fondali, grazie a sei zampe articolate e molleggiate che gli permettono di saltellare sul terreno senza danneggiarlo e di aggirare gli ostacoli. Questo lo rende più avanzato ed efficace rispetto ai tradizionali veicoli sottomarini, che evitano il contatto con l’ambiente sommerso per scongiurare danni.

Da Google una radio per ascoltare i canti delle balene

Google non poteva rimanere indifferente alla Giornata Mondiale degli Oceani, così lancia “Pattern Radio: Whale Songs“, un sito web che consente di ascoltare circa 8.000 ore di registrazioni subacquee con i canti delle balene.

Questo nuovo strumento, nato dalla collaborazione con il National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), utilizza l’intelligenza artificiale. Su “Pattern Radio: Whale Songs”, aperto a tutti non solo agli scienziati, è possibile ingrandire le immagini fino a vedere singoli suoni sullo spettrogramma, “oltre ai canti delle megattere, si troveranno suoni di navi, di pesci e tutta una serie di suoni misteriosi o addirittura sconosciuti”.

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