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L’Eurogruppo pressa sui conti italiani, Tria: “A luglio dati, non chiacchiere”

di Redazione

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L’Eurogruppo pressa sui conti italiani, Tria: “A luglio dati, non chiacchiere”

| venerdì 14 Giugno 2019 - 14:45
L’Eurogruppo pressa sui conti italiani, Tria: “A luglio dati, non chiacchiere”

La pressione dell’Eurogruppo sui conti italiani si fa sentire sempre di più. Lo spettro di una procedura incombe e l’Europa chiede chiarezza. Prontamente risponde il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. “A luglio dati, non chiacchiere”, dice.

L’Eurogruppo pressa sui conti italiani, Tria: “A luglio dati, non chiacchiere”

“L’Eurogruppo ha ascoltato le proposte della Commissione Ue sull’Italia e sostiene la richiesta di prendere le misure necessarie per rispettare le regole di bilancio”: lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno.

Il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, rimane fermo nel suo ruolo. “Ringrazio Centeno per il sostegno espresso alla nostra valutazione” sull’Italia, “c’è un chiaro sostegno per la nostra analisi e il nostro approccio, ora continuiamo con il lavoro preparatorio che può portare alla procedura, restando pronti a valutare ogni elemento che l’Italia può portare”ha detto. Ha poi ancora una volta ribadito la disponibilità dell’Europa nei confronti dell’Italia, purché arrivino proposte accettabili. “La porta è ancora aperta, siamo in modalità di ascolto”, ha aggiunto.

“Accolgo con favore gli impegni di Tria e Conte, so che agiscono in buona fede e con buona volontà per un accordo, ma ci servono più dati, più impegni, fatti, e misure necessarie, perché alla fine le regole sono regole e i conti devono tornare”, ha affermato Moscovici.

“È in questo spirito che dobbiamo avere scambi con le autorità italiane, in questo momento una procedura è giustificata, vogliamo evitarla, ma per farlo dobbiamo assicurare che le regole siano rispettate nel 2019 e 2020″, ha aggiunto.

Al commissario Moscovici “anticiperò i nostri programmi per questo e l’anno prossimo”, ma “l’unico problema è che poiché siamo a metà anno non ci saranno documenti nuovi da far uscire ma dobbiamo dimostrare quello che stiamo facendo”: lo ha detto il ministro dell’economia Giovanni Tria entrando all’Ecofin.

Tria: “A luglio dati, non chiacchiere”

Bruxelles aspetta dall’Italia una risposta accettabile. “L’azione concreta” chiesta dalla Commissione Ue “è far vedere perché noi diciamo che possiamo arrivare ad un abbassamento previsto del deficit di 0,2 punti in meno. Dovremo dargli le cifre, da dove vengono”, ha spiegato il ministro dell’economia Giovanni Tria, che poi ha definito i minibond una cattiva idea.

Dobbiamo raggiungere quel deficit che ho indicato che è anche compensativo sul mancato raggiungimento dell’obiettivo nel 2018″. Ha precisato Tria rispondendo a chi gli chiedeva se alla Ue basterà quanto promesso. “Non è un problema di nuove misure o no, quello è l’obiettivo, noi pensiamo che lo raggiungiamo senza variazioni legislative”, ha aggiunto.

 Tria ha anche spiegato che porterà altri dati alla Commissione europea anche prima della fine di luglio, non soltanto quelli sulle maggiori entrate che saranno disponibili a fine mese. “Porto dati non chiacchiere“, perché “abbiamo maggiori entrate, quindi maggiori ricavi”. Nell’incontro con Moscovici “abbiamo posto le basi di quello che discuteremo, gli obiettivi del negoziato”, spiega Tria, parlando di “dialogo costruttivo”. Moscovici? “Non devo convincerlo con le mie argomentazioni, abbiamo deciso cosa porterò, i negoziati si fanno così”.

No ai mini-bot

Intanto l’Eurogruppo ha raggiunto nella notte un accordo sul bilancio della zona euro, dopo oltre dieci ore di negoziati. Da quanto emerso, però, mancherebbero molti dettagli sul tipo e il livello di finanziamento.

I ministri delle Finanze dell’Eurozona hanno detto di no a Lussemburgo ai cosiddetti “mini-bot”. Lo riferisce la Faz, che in una corrispondenza da Bruxelles cita il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, il quale alla riunione di ieri ha detto che “Non ci saranno Mini bot. Non hanno alcun senso, neanche per i Paesi che ne stanno discutendo”.

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