Il primo atto di Crocetta: ventuno disoccupati in più

di Redazione

» Politica » Il primo atto di Crocetta: ventuno disoccupati in più

Il primo atto di Crocetta: ventuno disoccupati in più

| venerdì 16 Novembre 2012 - 17:36

crocetta

PALERMO – Detto, fatto. La scure del presidente Crocetta si è abbattuta sull’ufficio stampa della Regione. Sono, infatti, già partite le lettere di licenziamento per i 21 giornalisti che compongono la struttura professionale di informazione. “Non voglio prendermi la responsabilità morale di questo spreco – ha sottolineato il Governatore -. Parliamo di 3,2 milioni di euro annui con cui si possono pagare almeno 200 precari”.

Una dichiarazione che, se ve ne fosse bisogno, chiarisce le intenzioni di Crocetta riguardo al regime di austerity che intende porre in essere. E su questo nulla da obiettare. Se c’è da tagliare come la situazione attuale impone non c’è dubbio che qualche scelta impopolare bisogna prenderla. Tuttavia sorge qualche perplessità su un provvedimento così radicale in presenza di contratti a tempo indeterminato e per la motivazione che il presidente adduce.

Se avesse detto che appare anomala la contrattualizzazione con il grado di redattore capo per ogni componente dell’ufficio stampa probabilmente avrebbe trovato d’accordo persino il sindacato dei giornalisti. Così si ha la sensazione che l’anomalia dell’ufficio di Bruxelles – da Crocetta più volte citata – e la quantità dei giornalisti in redazione abbia fornito il pretesto per un provvedimento populista che non tiene conto dei diritti acquisiti dai lavoratori. Non si contesta il diritto (e la scelta morale) di affrontare una questione oggettivamente poco difendibile in molte sfumature quanto la veemenza con cui si ritiene di risolvere un problema con un atto che, se ci è consentito, molto somiglia a quel concetto di “macelleria sociale” che prende in esame numeri come se dietro quei numeri non vi fosse l’esistenza di una vita, il sostegno di una famiglia, la dignità di un lavoratore.

Sarebbe persino contestabile l’aspetto giuridico secondo il quale i giornalisti sarebbero stati assunti in virtù di un rapporto fiduciario con il precedente governatore. E’ vero che si è trattato di assunzioni per chiamata diretta, ma è altrettanto vero che ciò è stato fatto attraverso una norma che lo consente. E come tale chi ha assunto i giornalisti, Cuffaro o chi prima di lui, ha soltanto applicato una norma.

Se il problema fosse stato esclusivamente di carattere finanziario una trattativa ragionevole si sarebbe potuta imbastire per trovare una soluzione più accettabile. Ma così non è, l’obbiettivo è quello di riscrivere la mappa dell’informazione della Regione partendo dal numero (più che dalla qualità) della sua squadra per poi determinare un nuovo piano editoriale. Quale piano editoriale? Questo ancora non è dato saperlo.
Il Governatore – citiamo testualmente – “chiede inoltre ai giornalisti una relazione sull’attività svolta negli ultimi anni”, ignorando che la tipologia d’incarico e quindi l’impiego della forza lavoro è compito esclusivo del responsabile della redazione. Perché un conto è fare la rassegna stampa, un altro è occuparsi dell’assessorato al Turismo, un altro ancora è essere distaccato alla Sanità o agli Enti Locali.

Ancora più sgradevole il passaggio sui precari, come se tale problema lo si potesse affrontare togliendo a chi ha e non riequilibrando e distribuendo meglio le risorse. Anche perché non c’è bisogno di reincarnarsi in Beppe Grillo per sottolineare quanti precari si potrebbero pagare riducendo i parlamentari, le relative retribuzioni e i tanti ingiustificabili benefit. O magari, visto che ci siamo, riducendo il numero degli stessi dirigenti regionali che ogni presidente di turno mira a moltiplicare.

La nostra non vuole essere una difesa della categoria, uguale sarebbe l’atteggiamento se si trattasse di funzionari della pubblica istruzione o geometri del catasto. E’ solo che ci sembra troppo facile colpire l’anello più debole della catena: i giornalisti rappresentano solo se stessi all’interno della Pubblica Amministrazione, non fanno numero, non hanno protezione di alcun genere. E anche la strategia sembra in stile Pol Pot: colpirne uno (anzi 21) per educarne 100…

 

IL COMUNICATO DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI

 

L’Ordine dei giornalisti di Sicilia è solidale con i colleghi dell’Ufficio stampa della Regione, sottoposti da giorni ad attacchi tanto scomposti quanto di difficile comprensione, da parte del nuovo presidente della Regione, Rosario Crocetta.

Prima ancora di mettersi alla guida della complessa macchina dell’amministrazione regionale, prima ancora di affrontare i costi dei duemila dirigenti, Crocetta ha individuato in 21 giornalisti la causa di tutti gli sprechi della Regione, giungendo a dichiarare che intende mandarli via per prenderne di nuovi. Ma attenzione, sempre con criteri fiduciari. Non parla, Crocetta, di concorsi e selezioni trasparenti, ma di curricula che gli si dovranno presentare e che egli stesso intende verificare. A questo punto non riusciamo davvero a cogliere la differenza con il tanto deprecato passato. E avvertiamo il pericolo che gli editori siciliani, a fronte di comportamenti così poco istituzionali da parte di un Governatore che continua a evitare qualsiasi confronto sul piano sindacale e professionale, possano essere tentati di adottare metodi ancor più sbrigativi. E questo non lo possiamo né accettare né tollerare.

Ci auguriamo che il presidente Crocetta, al di là dei proclami sulla legalità, decida di agire realmente nel pieno rispetto delle regole vigenti, che non possono essere ignorate. Per parte nostra saremo al fianco dei colleghi, per la tutela del lavoro e della professione. Abbiamo difeso dagli attacchi arroganti, mossi dai predecessori di Crocetta, i giornalisti che scrivevano su di loro, e difendiamo ora i giornalisti dagli attacchi arroganti di chi vuol cambiare tutto per non cambiare niente.

 

Riccardo Arena – Presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia

 

IL COMUNICATO DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA E DELL’ ASSOCIAZIONE SICILIANA DELLA STAMPA

 

L’annunciata revoca della fiducia ai giornalisti componenti dell’ufficio stampa della Presidenza della Regione non solleva il presidente Crocetta dagli obblighi del rispetto delle persone, delle professionalità e del contratto di lavoro giornalistico che la Regione siciliana, in virtù della legge regionale n. 7 del 23/03/71, ha correttamente applicato per oltre quarant’anni.

La stessa Corte dei Conti, chiamata a pronunciarsi sulle legittimità della presenza in servizio dei giornalisti dell’ufficio stampa ha precisato che . Pertanto anche la Regione siciliana, come qualsiasi altro editore che ha alle dipendenze giornalisti regolarmente assunti, ha l’obbligo morale e di legge di rispettare i diritti dei lavoratori e le loro rappresentanze sindacali.

Dispiace dovere constatare che il neo presidente Crocetta non sappia cogliere la chiara differenza tra i giornalisti che compongono un ufficio stampa istituzionale previsto dalla legge e che, anche ai sensi della legge 150, devono garantire la trasparenza degli atti amministrativi dell’Ente, e il ruolo dei portavoce che devono invece farsi atarassici interpreti del pensiero del capo dell’amministrazione di turno.

Al presidente Crocetta, che ha inteso introdurre il concetto di licenziamento a distanza e le contestazioni su presunte mancanze professionali tramite dichiarazioni alle agenzie, torniamo a chiedere con fermezza di interrompere qualsiasi iniziativa unilaterale che violerebbe norme, leggi e contratto.

Al contempo richiamiamo il presidente (viste che tutte le richieste finora avanzate non hanno mai avuto risposta) all’apertura di un dialogo e di un confronto rispettosi dei ruoli e delle garanzie previste dalle leggi e dal contratto, avviando da subito un negoziato, in sede istituzionale, sul piano editoriale della comunicazione della Regione, tale da garantire ai cittadini siciliani una corretta e trasparente informazione sugli atti dell’Amministrazione, doveri ai quali nemmeno chi è direttamente eletto dal popolo può sottrarsi.

Edizioni Si24 s.r.l.
Aut. del tribunale di Palermo n.20 del 27/11/2013
Direttore responsabile: Maria Pia Ferlazzo
Editore: Edizioni Si24 s.r.l.
P.I. n. 06398130820