Meno tasse per salvare le imprese artigiane: presentata una mozione in consiglio comunale

di Redazione

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Meno tasse per salvare le imprese artigiane: presentata una mozione in consiglio comunale

| giovedì 07 Marzo 2013 - 13:14

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PALERMO, 7 MARZO 2013 – Sono 5584 le imprese artigiane iscritte a Confartigianato Imprese Palermo e 7468 quelle cancellate dal 2007 ad oggi. Questi i numeri al centro di un incontro di oggi, aperto dal vicepresidente del Consiglio comunale Nadia Spallitta, che ha presentato una mozione per l’abbattimento delle tasse per le imprese.

“Con questo atto di indirizzo politico, firmato dai consiglieri del gruppo Idv – ha spiegato Spallitta – chiederemo al Consiglio comunale di ridurre tasse e imposte di competenza comunale. Il Comune di Palermo, per scelte della vecchia amministrazione, applica infatti gli indici massimi. La copertura finanziaria per una diminuzione della pressione fiscale c’è e può essere garantita dagli introiti derivanti dalla lotta all’evasione e dal contenimento dei debiti fuori bilancio”.

La mozione ha ricevuto la benedizione del presidente di Confartigianato Imprese Palermo, Nunzio Reina (nella foto): “Abbiamo colto al volo l’iniziativa di alcuni componenti del consiglio comunale che hanno avuto la sensibilità di comprendere le necessità economiche della città – ha affermato – i dati sono più che allarmanti: nel 2013 si sono registrate 1.049 iscrizioni e ben 1.275 cancellazioni. Allo stato attuale, il mondo dell’artigianato conta 16.390 imprese iscritte alla camera di commercio di Palermo. Solo tre anni fa erano 19 mila. Tra i nuovi iscritti ci sono molti extracomunitari, ma lo fanno solo per ottenere il visto di soggiorno e poi cancellarsi l’anno successivo”.

 

“A chiudere veramente – ha aggiunto Reina – sono gli artigiani in età pensionabile, tutti gli altri continuano a lavorare in nero. Si chiude per debiti ma anche per crediti non riscossi, perché ci sono tante aziende che investono capitali per fare lavori commissionati dalla pubblica amministrazione, ma pagati anche a un anno di distanza finiscono con l’indebitarsi e fallire”.

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