Mafia, ricorre oggi l’anniversario degli omicidi dei giudici Terranova e Saetta, e del maresciallo Mancuso

di Redazione

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Mafia, ricorre oggi l’anniversario degli omicidi dei giudici Terranova e Saetta, e del maresciallo Mancuso

| mercoledì 25 Settembre 2013 - 07:45

Cesare Terranova

PALERMO, 25 SETTEMBRE 2013 – Ricorre oggi l’anniversario di due agguati compiuti dalla mafia: nel 1979 fu ucciso dal giudice Cesare Terranova, insieme al maresciallo Lenin Mancuso; mentre nel 1988 persero la vita in un attentato il giudice Antonino Saetta e il figlio Stefano. 

 

 

Ricorre oggi il 34° anniversario della morte del giudice Cesare Terranova, ucciso a Palermo dalla mafia insieme al maresciallo Lenin Mancuso, suo collaboratore. Era il 25 settembre del 1979.

 

Terranova e Mancuso erano attesi in via De Amicis dai killer che spararono una raffica di colpi contro di loro, mentre si trovavano in auto. Il magistrato era rientrato da poco nel capoluogo siciliano.

 

Per due legislature era stato eletto nelle liste del Pci ed era stato membro della commissione antimafia. Si accingeva a insediarsi al posto di capo dell’ufficio istruzione di Palermo. Qualche anno prima, nel ’74, aveva inchiodato Luciano Liggio, la “Primula Rossa” di Corleone. Per l’omicidio del giudice Cesare Terranova e del maresciallo Lenin Mancuso, la corte d’assise di Reggio Calabria ha condannato all’ergastolo come mandanti i componenti della cupola di Cosa Nostra: Salvatore Riina, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Francesco Madonia, Pippo Calo’, Antonino Geraci, Michele Greco.

 

Sempre il 25 settembre ma del 1988, la mafia uccideva invece lungo il viadotto Grottarossa della strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta il giudice Antonino Saetta, presidente della I sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, e il figlio Stefano. L’agguato scattò poco prima della mezzanotte. L’omicidio, come è stato accertato dagli inquirenti, sarebbe stato deciso da Totò Riina per punire il magistrato che aveva pesantemente condannato killer e mandanti di efferati omicidi e che era candidato a presiedere la corte d’appello del primo maxiprocesso alle cosche mafiose del palermitano. 

 

L’assassinio di Antonino e Stefano Saetta fu portato a termine con efferata violenza e senza risparmiare proiettili. Sul luogo dell’agguato furono contati oltre un centinaio di bossoli, anche di una mitraglietta da guerra. Per l’omicidio Saetta sono stati condannati all’ergastolo con sentenza definitiva il boss Francesco Madonia, palermitano, e Pietro Ribisi, di Palma di Montechiaro.

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