Memorial Terranova e Saetta, una giornata di sport per ricordare i due magistrati

di Redazione

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Memorial Terranova e Saetta, una giornata di sport per ricordare i due magistrati

| mercoledì 25 Settembre 2013 - 21:22

Squadra vincente

PALERMO, 25 SETTEMBRE 2013 – Si è concluso con la vittoria della Sezione Sportiva Antimafia (nella foto i vincitori dopo la premiazione -ndr-) il triangolare di calcio in memoria di Cesare Terranova e Antonino Saetta, i due giudici uccisi rispettivamente 34 e 25 anni fa a causa del loro impegno sul territorio. Battute le selezioni dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Cesare Terranova venne ucciso il 25 settembre del 1979 mentre si recava al lavoro con il fido agente di scorta Lenin Mancuso, al suo fianco da vent’anni. Un commando mafioso sbarrò la sua strada con una transenna di lavori in corso per poi colpirlo a sangue freddo con ripetuti colpi di pistola. Terranova non fece in tempo a sottrarsi al fuoco dei suoi assassini con una retromarcia repentina. Lui e Mancuso vennero raggiunti mortalmente dai proiettili dei killer.

Antonino Saetta venne assassinato il 25 settembre 1988, pochi mesi dopo la conclusione del processo relativo all’uccisione del capitano Basile, che vedeva imputati i pericolosi capi emergenti Vincenzo Puccio, Armando Bonanno e Giuseppe Madonia. Qualche giorno dopo il deposito della motivazione della sentenza che aveva condannato all’ergastolo gli imputati, Saetta fu assassinato, insieme con il figlio Stefano, sulla strada Agrigento- Caltanissetta, di ritorno a Palermo, dopo avere assistito, a Canicatti, al battesimo di un nipotino.

Le tre rappresentative hanno tenuto viva la loro memoria, cercando di non limitarsi al ricordo ma perseverando nel percorso di legalità intrapreso, così come ha spiegato l’organizzatore della manifestazione e presidente della Sezione Sportiva Antimafia, Vincenzo Lipari: “Il progetto non si limita al seppur doveroso e fondamentale ricordo delle vittime di mafia, ma cerca di diffondere una nuova cultura di legalità proprio a partire dai più piccoli, basato sullo sport, quel linguaggio universale che consente di unire al di là delle differenze. E inoltre, attraverso il gioco, i bambini possono conoscere le regole e imparare a rispettarle”.

Parte fondamentale di questa cultura di legalità è rappresentata da coloro che da sempre vivono in prima linea a fianco di magistrati e uomini delle istituzioni. Agenti di scorta che si donano anima e corpo a un ideale. “Continuiamo a ricordare i nostri caduti – ha spiegato Giovanni Assenzio, del Siulp, Sindacato italiano unitario dei lavoratori di polizia – portando avanti quei discorsi di legalità, di antimafia, attraverso quelle iniziative che mettiamo in atto anche noi come organizzazione sindacale, per ricordare che il lavoratore della polizia di stato è un lavoratore specifico e come tale va tenuto nella giusta considerazione”. E la cronaca dei giorni nostri lo sottolinea ulteriormente: “Un pensiero va anche agli agenti di scorta di Rosario Crocetta, rimasti feriti nell’incidente di qualche giorno fa. La nostra necessità – ha concluso Assenzio – è cercare di fare in modo che il nostro mestiere non diventi impossibile”.

Anche Toto Cordaro, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana e capitano della rapprsentativa degli onorevoli, ha voluto ricordare le due figure: “Terranova e Saetta furono due giudici straordinari uniti da un destino crudele, quello di rimanere uccisi sulla strada della riaffermazione della legalità in Sicilia. Oggi siamo qui come istituzioni per rappresentare la buona politica siciliana nel ricordo di questi due uomini eccezionali morti per dare un futuro diverso alla nostra terra”.

L’unica nota polemica della giornata, che non vuole però essere stonata, ma suonare da invito per i palermitani assenti, arriva da Paolo Girgenti, il capitano della Sezione Sportiva Antimafia: “Avremmo voluto uno stadio pieno. C’è sempre questa incapacità della gente di capire il senso di iniziative come questa. E’ quella cultura nascosta che vive e si alimenta a Palermo, contro la quale non si riesce ancora a essere veramente incisivi”. Ma la strada intrapresa è quella corretta, bisogna solo continuare e perseverare.

 

 

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