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Il mistero della morte di Yara svelato dal Dna | Quando la scienza incastra l’assassino

Anni di indagini, di rompicapi, di notti in bianco per gli investigatori e per la famiglia di Yara Gambirasio, iniziano a volgere alla fine soltanto venerdì scorso: dal 26 novembre 2010 al 14 giugno 2014, i carabinieri del Ros non hanno smesso un attimo di cercare. E infine hanno trovato la madre di “Ignoto 1”, il presunto assassino di Yara.

Si chiama Ester Arzufi, ha 67 anni e vive a Bembrate con il marito, Giovanni Bossetti. Abitavano a Pare negli anni ’70, quando Ester era l’amante di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999 il cui dna corrispondeva al 99% con quello dell’assassino della ragazzina di Bembrate Sopra.

Quelle tracce ematiche sugli slip di Yara, trovata senza vita tre mesi dopo la sua scomparsa in un campo di Chignolo d’Isola, sono state il punto fermo delle indagini: quella era l’unica traccia lasciata da “Ignoto 1”. Iniziano le indagini e il profilo genetico dell’assassino si incrocia con quello di Damiano Guerinoni, frequentatore delle discoteche della zona. Da lui si arriva ai tre cugini e alla riesumazione del padre dei tre, morto nel 1999. Quel 99% di compatibilità dice due cose: la pista si fa più chiara, ma sempre lunga, e Guerinoni ha un figlio “illegittimo”.

Per arrivare a colui che ha ferito Yara alla testa in quella sera di novembre di quasi quattro anni fa, lasciandola da sola a morire di stenti al freddo, investigatori e scientifica hanno lavorato su 18 mila dna. A leggerlo forse non si capisce l’enormità del lavoro svolto: schedare il profilo genetico di quasi ventimila persone non è certo impresa da poco.

Centinaia di nomi, test da fare e rifare, mesi frenetici che hanno portato a Ester Arzufi. Lei ha tre figli, i maggiori sono due gemelli di quasi 44 anni. Una si chiama Letizia Laura, come la moglie dell’ex amante della donna. L’altro si chiama Massimo Giuseppe, come il padre. Due nomi che sembrano quasi un monito e che confermano che Giuseppe Guerinoni ebbe due figli illegittimi, forse senza mai scoprirlo.

Ester andò via da Parre proprio quando rimase incinta. Poi ebbe un terzo figlio: tutti e tre i bambini furono riconosciuti da Giovanni Bossetti. Ma il dna non mente e coincide con il profilo di Ignoto 1, che è un uomo. Sulla strada spuntano dei cartelli che indicano Massimo Giuseppe Bossetti ma i Ros non posso sbilanciarsi e rischiare di mandare in frantumi anni di ricerche.

Scienza e indagini tradizionali si mescolano: l’identikit dell’uomo è un ritratto vero e proprio di Massimo Bossetti. Che fa il muratore, proprio come l’assassino di Yara – nei polmoni della tredicenne furono trovare tracce di calce proveniente da un cantiere della zona. Che utilizzò il suo cellulare un’ora prima della scomparsa di Yara, nella zona della palestra dove la ragazzina di allenava. Tutti dettagli fondamentali che però non danno la certezza inconfutabile.

L’uomo viene tenuto sotto controllo, pedinato, intercettato, braccato. Ma serve qualcosa che confermi geneticamente che quelle tracce trovate su Yara gli appartengono. E allora scatta il finto controllo, domenica sera, tre giorni dopo aver individuato la madre: Bossetti viene fermato per effettuare un alcol-test. A nessuno in realtà importa se il quarantaquattrenne abbia bevuto: il campione della sua saliva viene immediatamente spedito ai laboratori del Ris di Parma.

Sul computer della scientifica compare una parola, cinque lettere, “match”. Il dna di Ignoto 1 corrisponde perfettamente con quello di Massimo Giuseppe Bossetti. Alle 18 di lunedì 16 giugno, i carabinieri bussano alla porta della sua abitazione a Mapello, dove vive con la moglie e tre figli.

Bossetti viene portato in caserma. Al suo passaggio, dentro la macchina dei carabinieri, la folla si avvicina, urla tutta la sua rabbia per quasi quattro anni di paura. Yara è morta ma è diventata un pensiero fisso degli abitanti della provincia di Bergamo. “Assassino! Bastardo”, parole scagliate contro Bossetti che intanto decide di non rispondere ai pm.

Lui è “sereno” ma il plauso delle istituzioni per le indagini non lascia dubbi. In coro il ministro dell’Interno Alfano, il presidente del Consiglio Renzi, il comandante generale dei Carabinieri Leonardo Gallitelli e il capo della Polizia Alessandro Pansa elogiano il lavoro di Ros e Ris. Ma dalla Procura arriva il commento gelido dei Pm: “Volevamo il massimo riserbo, c’è la presunzione di innocenza”.

Alla fine Ester, la madre del presunto assassino, ha parlato: “Se è stato lui deve pagare”. Gli investigatori non si sbilanciano ma la parola fine sul mistero della morte di Yara Gambirasio sta per arrivare: bisognerà scoprire il perché di quell’atroce gesto.

Alessia Bellomo

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Alessia Bellomo
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