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Almaviva, il ministro Guidi apre alle agevolazioni | Allo studio un pacchetto “stile Electrolux”

Una richiesta precisa da parte di Almaviva: la possibilità di usufruire di un pacchetto di agevolazioni fiscali – come quello messo in campo dal Governo per Electrolux, per esempio – così da proteggere i propri dipendenti in tutta Italia. Una misura necessaria per fronteggiare i fenomeni delle delocalizzazioni  e delle gare al massimo ribasso che stanno mettendo in ginocchio il settore delle Telecomunicazioni e dei call center. In cambio, il presidente di Almaviva ha parlato della possibilità di investire in Italia tra i 30 e i 40 milioni di euro.

La richiesta del più grande gruppo di call center in Italia è stata presentata nel corso dell’incontro su Almaviva che si è svolto al Ministero per lo Sviluppo economico, a cui ha preso parte anche il ministro Federica Guidi, oltre al vice ministro Claudio De Vincenti, che il 27 maggio aveva presieduto il primo tavolo tecnico sul tema. Guidi ha spiegato che si attiveranno tutte le verifiche necessarie per capire se Almaviva abbia i requisiti adatti per accedere a un pacchetto di provvedimenti simili a quelli predisposti per Electrolux (nessuna intenzione di spostare le proprie attività all’estero, numero elevato di assunzioni a tempo indeterminato, ricorso agli ammortizzatori sociali, come i contratti di solidarietà) e a settembre, nel corso del nuovo incontro, comunicherà la decisione presa ed eventualmente, in collaborazione con l’azienda, si deciderà quali forme di sostegno utilizzare.

“Non c’è dubbio che Almaviva abbia tutte le carte in regola per accedere a queste agevolazioni – ha detto Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom Uil. – Ho espressamente ribadito al Governo la necessità d’intervenire urgentemente su alcune criticità del settore perché ci sono vertenze aperte che rischiano di produrre “licenziamenti”, perdita di posti di lavoro. Accenture e 4U a Palermo, Infocontact in Calabria, Voice care in Piemonte, solo per citare alcune delle vertenze aperte che rischiano, in assenza di risposte, di lasciare sulla strada migliaia di posti di lavoro”.

All’incontro al Mise ha partecipato anche l’assessore regionale siciliano alle Attività produttive, Linda Vancheri, perché il governo della Sicilia fu investita per prima della crisi di Almaviva visto che la maggior parte dei lavoratori di Almaviva Contact (circa seimila dipendenti) è impiegato a Palermo, nei call center ex Alicos ed ex Cosmed. La vicenda iniziò con la ricerca di una sede unica per i due centri, così da abbassare i costi, ma si spostò a Roma quando fu chiaro che la necessità di Almaviva riguardava piuttosto un nuovo piano industriale, prima ancora di una nuova sede.

Il prossimo incontro sui call center al Ministero si svolgerà il prossimo 6 agosto. All’ordine del giorno un intervento legislativo che il governo ha intenzione di proporre al Parlamento per attuare il recepimento dell’art.24-bis del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83 (convertito nella Legge 7 agosto 2012, n. 134) sulle “Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale, della concorrenza e dell’occupazione nelle attività svolte da call center”. La norma persegue l’astratta finalità di tutela dei lavoratori dei call center e della concorrenza di settore (e addirittura mira a sostenere ‘la sicurezza nazionale’) contro il fenomeno sempre più frequente di delocalizzazione di servizi in Paesi esteri che consente alle imprese un risparmio di costi,  introducendo vincoli organizzativi, operativi e gestionali a carico delle aziende che impiegano call center che abbiano almeno venti dipendenti e siano localizzati all’estero.

Maria Teresa Camarda

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Maria Teresa Camarda
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