Internet e App allungano la vita dei malati. La Rete come “farmaco” per chi ha il cancro

di Redazione

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Internet e App allungano la vita dei malati. La Rete come “farmaco” per chi ha il cancro

| lunedì 05 Giugno 2017 - 09:37

Si discute continuamente sulle possibili conseguenze per la salute dell’uso dei internet, le applicazioni e la tecnologia in generale. Adesso pare che siano ottimi alleati per i malati oncologici: infatti potrebbero allungare loro le prospettive di vita. Sembra che gli effetti siano così positivi che i ricercatori hanno iniziato a fare degli studi specifici sulla correlazione tra social media e malati di tumore.

Se ne è parlato tanto anche al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), il più grande appuntamento del settore a livello mondiale. Tanti sono stati gli esempi di tecnologia contro il cancro: da un innovativo sistema basato sul web e che consente ai pazienti di auto-segnalare i sintomi legati alla malattia e alla chemioterapia in tempo reale, attivando un allarme via email ai medici in caso di necessità.

Un sistema che ha aiutato i pazienti a vivere più a lungo, con una maggiore sopravvivenza di ben 5 mesi. Lo studio della University of North Carolina, ha coinvolto 766 pazienti: i malati con cancro metastatico che hanno utilizzato tale strumento hanno, infatti, avuto una sopravvivenza maggiore di 5 mesi rispetto a coloro che non utilizzavano il sistema.

Si è discusso a lungo anche di nuove App che puntano a migliorare la cura dei pazienti. Tra le tante, è stata presentata ‘Strength Through insight’, messa a punto dalla Thomas Jefferson University: chiede ai pazienti con tumore della prostata di compilare dei questionari su sintomi e terapie, per un maggiore monitoraggio.

Non è stato sottovalutato il ruolo dei social network: il progetto ‘Metastatic breast cancer project’ sul tumore al seno, promosso dall’Università di Harvard, consente ai pazienti in collegamento nei gruppi social di condividere campioni clinici; su Twitter si è diffuso un progetto contro il fumo, chiamato ‘Tweet2quit’ e promosso dallo Stanford prevention research center.

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